28/02/2014 16.59.16

L'avvocato Antonio Dello Preite che per Luceraweb cura la rubrica di questioni legali

Gentilissimo avvocato,
avrei bisogno di un parere. Nel nostro paese abbiamo una signora (82enne, non sposata e senza figli), con un fratello (ora deceduto, mai sposato e senza figli) che ha deciso di donarci la casa. Quindi non ci sono parenti in linea retta, né genitori (entrambi morti). Chiaramente ci sono dei cugini...
Mi chiedo: è possibile che dopo la donazione o dopo la morte della signora che ci ha donato la casa, i cugini possano impugnare diritti sulla proprietà della casa? Cosa possiamo fare per prevenire?
Ringrazio anticipatamente.
Antonio
 

 
Egregio Signor Antonio,
non vedo particolari problemi alla situazione prospettata, perché la signora in questione non ha un coniuge, né figli e, data l'età, neppure i genitori, quindi può disporre pienamente dei suoi beni senza che, dopo la sua morte, vi siano categorie di soggetti chiamati a succederle necessariamente.
Il nostro sistema prevede la donazione (cioè un atto di liberalità con il quale un soggetto si spoglia di un suo bene a favore di un altro senza alcun corrispettivo), il cui atto notarile deve essere fatto con la presenza necessaria di testimoni e con animo grato da parte di chi la riceve.
La donazione, tuttavia, viene vista dal nostro ordinamento come un'anticipazione della successione ed ha rilevanza nel momento in cui entrano in gioco determinati categorie di soggetti che vengono qualificati come eredi necessari: essi sono il coniuge, i figli e gli ascendenti (i genitori) del defunto.  In questo caso, se il defunto, in vita, fa una donazione, i suoi eredi necessari possono impugnarla: ad esempio, il padre dona un appartamento ad uno dei suoi due figli; alla sua morte l'altro figlio potrà impugnare quella donazione e farla rientrare nell'asse ereditario per il computo (la c.d. collazione).
Precisato questo, non vi sono problemi particolari per la vicenda da Lei proposta, poiché mancano quei soggetti "necessari" per poter impugnare dopo la donazione, in quanto non sono legittimati.

Mi permetto solo di suggerire, al momento della donazione, di fare acquisire all'atto (probabilmente sarà lo stesso notaio a chiederlo) un certificato medico attestante la piena capacità di intendere e di volere della donante (vista l'età) e questo per una tranquillità di tutti i soggetti coinvolti (notaio, donante e donatari), anche al fine di scoraggiare iniziative... giudiziarie da parte di terzi cugini i quali potrebbero ipotizzare, ad esempio, indebite pressioni sull'anziana signora ed una  possibile "circonvenzione d'incapace".  Un'accusa del genere potrebbe portare all'annullamento della donazione ed alla successione legittima dei parenti più prossimi che rientrerebbero nell'acquisizione del bene.
Ecco perché una certificazione del medico di famiglia allegata all'atto, può risultare utile a prevenire "complicazioni" di quel tipo.
Saluti.
avv. Antonio Dello Preite

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