16/03/2014 20.26.00

L'avvocato Antonio Dello Preite che per Luceraweb cura la rubrica di questioni legali

Salve gentilissimo avvocato,
vorrei chiederle con cortesia: cosa posso sperare per questa ingiustizia subita?
Fui arrestato con accusa di tentato omicidio e armi, aggravato dall'art.7 nell'anno 2000 e scarcerato dal Tribunale del Riesame dopo 40 giorni di custodia in carcere perché le intercettazioni telefoniche erano state fatte senza l'autorizzazione di un giudice.
Dopo 12 anni nel processo la Corte ha ritenuto legittima l'acquisizione delle intercettazioni e, nonostante il pm abbia chiesto una mia condanna a 16 anni di carcere, sono stato assolto per non aver commesso il fatto nell'anno 2012.
Da quel giorno soffro di ansia e depressione: la mia professione era quella di artigiano, installatore di impiantistica
In attesa di una vs. gradita risposta, ringrazio.
Lettera firmata

Gentile Lettore,
se la sua domanda è quella relativa ad ottenere un eventuale risarcimento da parte dello Stato per la vicenda giudiziaria che la riguarda, non posso darle grandi speranze.
Nel caso in questione la Giustizia - sia pure con un insopportabile lentezza - ha riconosciuto la sua innocenza. Non si versa, quindi, in tema di "errore giudiziario", ossia con una persona condannata di cui, dopo, si scopre l'innocenza.
L'unico indennizzo riconoscibile è la "riparazione per l'ingiusta detenzione"  e cioè il riconoscimento di una somma a ristoro di quei 40 giorni di custodia carceraria sofferti e sempreché ne ricorrano gli estremi. Le riparazioni per ingiusta detenzione sono contemplate dagli artt.314 e 315 del codice di procedura penale e regolano gli indennizzi da versare alla persona ingiustamente detenuta in custodia cautelare e prosciolta, poi, con sentenza definitiva passata in giudicato. Per Legge l’indennizzo non può eccedere comunque la somma di euro 516.456,90 ed il ricorso alla Corte d’Appello competente deve essere presentato nel termine perentorio di due anni dal passaggio in giudicato della sentenza di proscioglimento (e cioè assoluzione perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato o perché non è previsto dalla legge come reato), al termine del quale, l’istante “… ha diritto ad un’equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave …” .
Cosa vuol dire quest’ultima frase? Che la sola sentenza di assoluzione non è sufficiente – come purtroppo molti credono – ma occorre verificare se quell’arresto o ordinanza di custodia cautelare non siano stati causati dal soggetto, prima incarcerato e poi assolto, poiché i Giudici della Corte, andranno a verificare (ovviamente) non la sentenza assolutoria, ma se, al momento della cattura, il richiedente abbia avuto una condotta tale da “provocare” la misura coercitiva che lo ha colpito.

Le faccio un esempio (di un caso realmente avvenuto) per far comprendere meglio il concetto. Tizio, pluripregiudicato, sottoposto ad intercettazione ambientale, parlando con un altro noto malavitoso, per rendersi grande a suoi occhi, gli riferisce di una serie di armi ben occultate in determinati posti, fuori della sua casa, vantandosi di prendere in giro le frequenti perquisizioni dei Carabinieri che di volta in volta non trovano nulla, oltre a precisazioni sul come prepararsi a fare un azione a mano armata. Il Tizio, sulla base del tenore gravissimo di tale intercettazione, viene arrestato e, tra carcere ed arresti domiciliari, subisce una custodia cautelare di oltre un anno. Poi nel processo di merito viene assolto perché le armi non si trovano e si capisce che il tutto è stata una “sbruffonata”. La Corte ha escluso il diritto all’indennizzo, perché Tizio, con il suo riprovevole comportamento, ha causato la sua cattura, che, altrimenti, non ci sarebbe stata.

Per concludere, io non so per quale motivo Lei è stato arrestato e se il suo arresto è stato causato dalla Sua condotta, per cui lei avrà o non avrà diritto all’indennizzo sulla base delle considerazioni che ho fatto prima. Attenzione a non commettere un altro sbaglio: questa procedura dà luogo ad un indennizzo e non ad un risarcimento dei danni vero e proprio (che è tutt’altro e ben maggior concetto). Non esistono tabelle o criteri scritti, per cui il tutto è rimesso alla discrezione della Corte giudicante.
Auguri per il felice esito della sua vicenda.
avv. Antonio Dello Preite

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