24/03/2014 1.03.40

L'avvocato Antonio Dello Preite che per Luceraweb cura la rubrica di questioni legali

La signora X muore e lascia un testamento dove indica come erede universale la sorella del marito per averla assistita nel periodo della malattia: è la sua volontà, inoltre, che alla sua unica figlia non vada niente della sua eredità a causa della sua assenza e noncuranza nell'assisterla nell'ultimo periodo di vita. 
Il testamento viene pubblicato, il marito non si oppone e, con atto notorio, dichiara di rispettare la volontà della defunta, mentre la figlia non si pronuncia, né, a distanza di un anno, reclama niente sulla liquidazione di una polizza vita da 800.000 euro con beneficiaria la cognata stessa. Ad oggi la banca sulla somma rimasta del conto corrente si rifiuta di beneficiare l'erede testamentaria senza una dichiarazione di benestare della figlia legittima, mantenendo il capitale bloccato. E giusto questo comportamento?
Grazie mille.
Valerio Martinelli
Regional Manager Banca Fideuram
Pisa - Viareggio - Buti - Volterra

Abbiamo a che fare con un testamento certamente impugnabile da parte di due soggetti: il marito della defunta signora e la sua unica figlia.
Il nostro sistema successorio prevede che vi siano delle categorie di soggetti (coniuge, figli ed ascendenti) che debbono necessariamente ereditare dal defunto in una determinata misura dell'asse ereditario: il testatore non può violare, neppure con il suo ultimo atto di volontà (il testamento), questa regola, ma può disporre soltanto di una quota dei suoi beni (la cd. disponibile).
La sorella del marito che è stata nominata erede universale non è erede necessaria (è la cognata) e si trova, quindi, nella situazione di vedersi impugnata questa sua qualità da parte della nipote perché, a quanto mi dice, il marito (non so se è anche il padre della figlia) pare non intenda opporsi alle ultime volontà della moglie a favore della sorella.

Il problema che comunque Lei mi pone nella qualità di funzionario della Banca dove è intrattenuto un c/c intestato alla defunta con somme ivi depositate, non è tanto di carattere successorio (perché di tanto se ne occuperanno anche in una sede giudiziaria i soggetti interessati), quanto di carattere cautelare: in altre parole alla Banca non interessa chi prenderà i soldi (perché qualcuno li prenderà), ma che, una volta effettuato il pagamento ad un soggetto, l'altro non impugni, coinvolgendo l'Istituto di Credito, sostenendo che tale pagamento non andava fatto.
Inoltre, non mi porrei tanto il discorso sulla correttezza o meno del comportamento della Banca, ma su come regolarizzare questo rapporto.
Nell'inerzia della figlia che non impugna e non si fa sentire (il problema reale è questo), ma è ancora nei termini per muoversi legalmente, io suggerirei, per grosse linee, che la Banca notifichi un atto alle parti interessate (zia, figlia e marito) con cui, a seguito di presentazione del testamento della defunta signora X, con il quale, essendo stata nominata erede universale la cognata che, a sua volta, ha richiesto le somme giacenti sul conto corrente n° Y della defunta signora X, assegna al marito ed alla figlia, eredi necessari per legge, il termine di giorni "tot" per far pervenire all'Istituto opposizione o acquiescenza espressa sulla devoluzione di quelle somme all'erede testamentaria, e che, nel silenzio, decorso quello stesso termine, l'Istituto le verserà le somme, con esonero di ogni responsabilità al riguardo.

Ovviamente, nel frattempo potrebbe intervenire anche qualche provvedimento di sequestro da parte di qualche giudice (eventualmente a seguito di un ricorso della figlia), che solleverebbe la Banca da qualsiasi problema al riguardo.
Per ogni migliore e più specifica direttiva, comunque, non esiti a sottoporre tale quesito anche all'Ufficio Legale della Fideuram soggetto istituzionalmente preposto alla tutela giuridica dell'Ente.
Saluti.
avv. Antonio Dello Preite

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