21/05/2014 12.28.31

L'avvocato Antonio Dello Preite che per Luceraweb cura la rubrica di questioni legali

Gent.mo Avv. Dello Preite,
desidero chiedere una delucidazione su un fatto accadutomi e come devo muovermi. Abito in un attico di un palazzo di 8 piani che è oggetto di lavori ordinari e straordinari alla facciata iniziati nel settembre 2013. Nella notte di un giorno di dicembre 2013 con mio marito ero in camera da letto quando ci siamo visti davanti un intruso: mio marito ha urlato avventandosi contro e la reazione ha indotto il malvivente a scappare.
L'episodio mi ha traumatizzato tantissimo e, oltre ad assumere farmaci antidepressivi e calmanti, sono in cura da uno psicologo-psicoterapista per recuperare una condizione psico-fisica, vita sociale ed affettiva. Posso procedere in qualche modo per ottenere un risarcimento per ciò che ho subito? La informo che non è stato rubato nulla ma la serranda della porta finestra della stanza (che era alzata di circa 20 cm per cambio d'aria) è stata forzata per poter entrare in casa.
La ringrazio per ogni informazione che può darmi.
Distinti saluti.
Graziella

Gentile Signora,
la sua è stata una bruttissima esperienza e non mi meraviglia affatto che abbia subito un trauma a livello emotivo da curare con gli specialisti ed i farmaci del caso.
Debbo ritenere che l'ignoto malvivente, approfittando dei lavori al condominio ed utilizzando il ponteggio esterno, si sia introdotto nel suo attico sito all'ottavo piano per rubare, perché, altrimenti, mai avrebbe potuto avere accesso, se non forzando la porta (presumo blindata) dell'ingresso principale, cosa abbastanza improbabile per la sua rischiosa difficoltà.
Il reato commesso in suo danno è quello previsto dall'art.624-bis del Codice Penale (furto in abitazione e furto con strappo) inquadrato nel titolo relativo ai delitti contro il patrimonio e rappresenta una fattispecie autonoma rispetto al "tradizionale" furto (art.624 del Codice Penale).
Questa nuova ed autonoma fattispecie fu introdotta con la L. 26.03.2001 n° 128, proprio per il dilagare dei furti nelle private abitazioni e di quelli fatti con strappo (i c.d. scippi), due ipotesi molto traumatizzanti per le vittime, come purtroppo lei ben sa.
La sanzione per questa ipotesi criminosa prevede una pena che va da uno a sei anni di reclusione, oltre alla multa da € 309 ad € 1.032 nell'ipotesi base e da tre anni a dieci anni di reclusione, oltre alla multa da € 206 ad € 1.549 nell'ipotesi aggravata, che ricorre proprio nel suo caso di specie.
Infatti, nella condotta dell'ignoto ladro sono inquadrabili almeno due aggravanti: -1) quella comune prevista dall'art.61 n. 5 del Codice Penale, per aver approfittato di circostanze di tempo (di notte), tali da ostacolare la pubblica o privata difesa e -2) quella speciale prevista dall'art.625 n° 2  del Codice Penale poiché c'è stata effrazione della finestra.  
Tenga inoltre presente che, non essendo stato rubato nulla, l'ipotesi delittuosa non si è perfezionata (il ladro, cioé, non si è impossessato di alcun bene mobile): in linguaggio tecnico si parla di mancata consumazione del reato perché lo stesso è rimasto allo stadio di tentativo.
Per il delitto tentato (art.56 del Codice Penale) si applicano le pene del corrispondente reato consumato, con diminuzione della pena da un terzo a due terzi.
Un eventuale risarcimento per il danno patrimoniale (la finestra rotta) e non patrimoniale (il c.d danno morale e cioé lo spavento ed il trauma psichico derivante con tutte le successive cure del caso) va rivolto al ladro e questo in ossequio all'art.2043 del Codice Civile che così recita "... Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un ingiusto danno, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno..." .
Ovviamente, come avrà già capito, essendo ignoto l'autore del tentato furto in suo danno, sarà molto difficile ottenere un qualsiasi risarcimento del danno e, per i motivi che le ho spiegato innanzi, escludo qualsiasi forma di responsabilità a carico del Condominio e della Ditta che stava eseguendo i lavori.
Per il futuro, potrebbe essere utile, a livello psicologico e per attenuare il trauma, applicare, con l'autorizzazione del Condominio, delle inferriate alle finestre e balconi e chiudere allo stesso modo l'accesso al pianerottolo d'accesso (se c'è solo lei) ed all'ascensore, con disponibilità esclusiva delle chiavi. Questo potrebbe risultare particolarmente utile sia se il palazzo finisce lì e sia se vi è una terrazza comune sopra l'attico che può essere utilizzata per calarsi di sotto nel suo appartamento da qualcuno che sale sin all'ottavo piano con l'ascensore per poi salire su in terrazza: questi rimedi ridurrebbero o azzererebbero le possibilità di "sgradite intrusioni" con una sua susseguente maggiore serenità.
La saluto, augurandole una rapida guarigione.
avv. Antonio Dello Preite

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