17/06/2015 0.34.54

L'avvocato Antonio Dello Preite che per Luceraweb cura la rubrica di questioni legali

Buona sera avvocato, mi chiamo Davide e ho 27 anni. Volevo chiedere informazioni riguardo a un concepimento in una relazione sbagliata. Sono insieme con questa ragazza da 10 mesi e abbiamo sempre avuto litigate varie, ma negli ultimi 2 mesi ci sono state discussioni dove avevo capito che non era la donna giusta per me e volevo lasciarla, solo che da 1 settimana abbiamo scoperto che lei è incinta ed ora è al 1° mese e non ha intenzione di abortire.   Io ho intenzione di lasciarla ma vorrei riconoscere il bambino: cosa potrebbe fare la futura mamma? Impedirmi di riconoscerlo? Posso vedere mio figlio subito o, siccome è appena nato, dovrò aspettare un certo periodo per portarlo a casa mia? Per il mantenimento come funziona? Io onestamente vorrei avere l'affidamento, ma non credo me lo possano dare…

Gentile signor Davide,
andiamo per gradi, perché credo che alcuni concetti preliminari vadano chiariti.
La legge sull’interruzione della gravidanza, regolata dalla L.22.05.78 n°194, non consente alcun diritto di scelta al padre, rimettendo ogni decisione in merito alla volontà della donna che aspetta un bambino. Se la sua compagna riterrà di tenersi il bambino o di interrompere la gravidanza, sarà solo ed unicamente una sua scelta e lei non potrà intervenire in alcun modo.
L’aspetto che qui può interessarLe è quella della nascita del bambino, poiché, in caso di aborto, ogni ulteriore discussione viene meno.
La questione fondamentale è se lei lo riconoscerà o meno. Nel primo caso, acquisterà lo status di genitore con tutti i diritti e doveri che la cosa comporta (mantenimento, educazione, sostegno morale ed economico, ecc.), nel secondo caso, invece, potrebbe non accadere nulla, ma potrebbe anche essere assoggettato dalla madre del bambino prima e da suo figlio dopo, alla cosiddetta “azione di riconoscimento” della paternità.
Questa procedura rientra nelle previsioni degli artt.269 e ss. del Codice Civile che prevedono le ipotesi relative alla “dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità naturale”.
Si tratta di un’azione giudiziaria da proporre nei suoi confronti da parte della madre del bambino, il cui scopo è quello di accertare il suo stato di genitore naturale del bambino, con tutti i diritti e doveri che ne scaturiscono (art.277 del codice civile).
In sintesi:
1) l’art.270 del codice civile prevede che l’azione di riconoscimento di paternità naturale possa essere promossa dal genitore che ha la potestà sul minore. Questo significa che la sua compagna può iniziare l’azione non appena nasce il bambino, in quanto è l’unica ad averne la legittima rappresentanza. L’azione è imprescrittibile e può essere promossa in qualsiasi tempo e, quindi, a maggior ragione, anche dal presunto figlio, non appena raggiunge la maggiore età, se la madre non lo ha fatto. Inoltre il figlio può essere riconosciuto dal padre anche se muore prematuramente o, addirittura, nelle ultime volontà testamentarie.
2) L’azione deve essere esercitata davanti al Tribunale territorialmente competente;
3) L’art.269, 2° comma del codice civile, prevede che la prova possa essere data con qualsiasi mezzo, anche se la sola dichiarazione della madre e l’esistenza di rapporti tra questa ed il presunto padre all’epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale (art.269, ultimo comma del codice civile). La prova del DNA è quella che ultimamente ha assunto il rango di prova principe per il relativo accertamento. Ovviamente, laddove lei non intenda sottoporsi, il Tribunale valuterà sfavorevolmente questa sua pur insindacabile scelta, così come sancito da un recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione che qui di seguito segnalo: “… Il comportamento processuale della parte può costituire anche unica e sufficiente fonte di prova e di convincimento del giudice e non solo elemento di valutazione delle prove già acquisite al processo. In particolare, a proposito della dichiarazione giudiziale di paternità, il rifiuto ingiustificato di sottoporsi a indagini genetico-ematologiche costituisce comportamento valutabile dal giudice, ai sensi dell'art.116, comma 2, c.p.c. e anche in assenza di prova certa, difficilmente acquisibile, di rapporti sessuali fra le parti, consente al giudice di desumere la prova della paternità da tale rifiuto, traendone la dimostrazione anche unicamente da detta condotta processuale del preteso padre, globalmente considerata e posta in correlazione con le dichiarazioni della madre…” (Cassazione civile, sez. I, 09 aprile 2009, n. 8733).
4) Tutta questa procedura, ovviamente, vale al contrario se lei vuole riconoscere il bambino e la madre si oppone.

Premesso questo, rispondo telegraficamente alle Sue domande: a) Lei può riconoscere tranquillamente il bambino non appena nasce; b) la madre non può impedire questo riconoscimento, salvo che vi siano fondati motivi per opporsi; c) può vedere subito il bambino che, essendo neonato, dovrà stare la quasi totalità del tempo con la madre per essere accudito e, per stare in parte con Lei, deve diventare un po’ più grande; d) il mantenimento viene concordato con la madre oppure, in caso di disaccordo, viene stabilito dal giudice; e) se, per affidamento, intende che il bambino in tenerissima età stia solo con Lei, è cosa difficile ed improbabile perché potrebbe accadere solo per fatti gravissimi imputabili alla madre che escludano la sua potestà genitoriale e qui non mi sembra che ricorra il caso.
Per qualunque disaccordo tra voi sul minore, decide, ovviamente, il Tribunale, per cui, se decidete di essere genitori, sforzatevi di cercare il dialogo e soluzioni concordate anziché di litigare e di far decidere la vostra “incomunicabilità” ad un Giudice.
Auguri per il felice esito della Sua vicenda.
Avv. Antonio Dello Preite

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