15/01/2016 16.31.46

L'avvocato Antonio Dello Preite che per Luceraweb cura la rubrica di questioni legali

Egregio avvocato,
vorrei avere un suo parere riguardo a una donazione di uno stabile di 2 appartamenti, più sottotetto e seminterrato di proprietà dei miei genitori avvenuta nel 1990, sotto forzatura dei miei genitori a favore di mio fratello. Regalandoci la somma di 10 milioni delle vecchie lire ricavate dalla vendita di un'altra proprietà, anche se a malincuore ho accettato, adesso sono arrabbiata perché, nonostante questo, mio padre a 86 anni vuole ampliare il sottotetto per farne un altro appartamento che andrebbe sempre a mio fratello, che peraltro vive  all’estero, mentre noi figlie femmine li assistiamo nella loro vecchiaia.
Vorrei sapere se c’è qualche probabilità di impugnare questo testamento. Le faccio presente che i miei genitori si sono riservati l'usufrutto fino alla morte.
Aspettando una sua risposta, La saluto.

Gentile Signora,
Lei mi parla prima di “donazione” (art.769 e ss. CC) e poi di “testamento” (art.587 e ss. CC), concetti del tutto diversi che rientrano nel II libro del Codice Civile (delle Successioni).
Per donazione si intende “ …il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione… ”, mentre per testamento si intende “ …l’atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo che avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse… ”.
La donazione è un atto tra vivi (è un contratto), mentre il testamento è un atto unilaterale a causa di morte che spiega efficacia nel momento in cui l’autore è deceduto e si apre la sua successione.
Fatte queste premesse, poiché nessuno è ancora deceduto, nel Suo caso dobbiamo parlare solo di donazione: se c’è un testamento di questo si discuterà dopo il decesso, ma la donazione fatta ha già degli effetti e potrebbe entrare anche in conflitto con quello.
Il nostro sistema successorio prevede che l’eredità del defunto si devolva per successione legittima o per successione testamentaria: la prima presuppone che non ci sia un testamento (le quote sono stabilite dalla legge), la seconda che, invece, vi sia: in ogni caso, determinati soggetti – il coniuge ed i figli – debbono necessariamente essere eredi ed il testatore ha solo una quota minoritaria di cui può disporre liberamente (la c.d. disponibile), nel mentre il resto deve andare ai suoi eredi necessari (la c.d. legittima).
Nell’asse ereditario, poi, si tiene conto delle donazioni e delle spese straordinarie che il testatore ha fatto in vita a favore di uno dei successivi eredi. 
Questo significa che, quando si aprirà la successione dei Suoi genitori (legittima o testamentaria che sia), Lei potrà chiedere la Sua quota di eredità, poiché quanto donato dai Suoi genitori sarà oggetto della c.d. collazione (art.737 CC): “… i figli ed i loro discendenti ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente ….”.
In altre parole, nell’asse ereditario da dividere – anche se il defunto al momento della morte non avrà più nulla – rientrano sia gli appartamenti che Suo fratello ha ricevuto e sia  la somma di lire 10.000.000 a Lei donata (anche se, ad occhio e croce, mi pare che questo importo non vada certo a compensare l’altra ben più sostanziosa donazione fatta a Suo fratello).
La massa ereditaria sarà calcolata con questi criteri che ho molto genericamente illustrato e, fatte le compensazioni e detrazioni del caso, potrà richiedere la Sua quota di spettanza legittima.
Auguri per il felice esito della controversia.
avv. Antonio Dello Preite

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