20/02/2016 16.10.15

L'avvocato Antonio Dello Preite che per Luceraweb cura la rubrica di questioni legali

Buonasera Avvocato.
Scusi il disturbo, ma navigando in rete ho trovato i suoi riferimenti e quindi ....eccomi qui.
Sono stato rinviato a giudizio per reati di cui agli articoli 640 e 485 c.p. e sto lottando sia contro le accuse che contro uno stato d'animo che continuamente mi affligge.
Sono alla mia prima esperienza giudiziaria, sono quello che in gergo si dice incensurato: è corretto?
Come ci si comporta in questi casi? Il rinvio a giudizio equivale ad una condanna? Leggevo da qualche parte che quando si viene rinviati a giudizio  si finisce sempre con l'essere condannati... giusto?
Leggevo anche della tenuità e della pena sospesa, capisco che non avendo idea del mio caso non può sbilanciarsi in alcun modo, ma ho la possibilità di accedere eventualmente a pene tipo sociali o domiciliari in caso di condanna?
Grazie per il suo prezioso tempo.
Saluti.

In base a quello che mi dice, i reati a Lei contestati sono la truffa (art.640 Cod. Pen.) e la falsità in scrittura privata (art.485 Cod. Pen.), puniti rispettivamente con la reclusione da sei mesi a tre anni + la multa da € 51 ad € 1032, il primo,  e con la reclusione da sei mesi a tre anni, il secondo.
Non conosco nel dettaglio i fatti che Le sono addebitati e che saranno accertati nel processo, quindi risponderò nell’ordine con cui mi ha posto le domande.
Essendo alla sua prima (e, Le auguro, ultima) esperienza giudiziaria, Lei è incensurato, poiché nel Suo certificato penale non risultano precedenti: questo è importante per tutto quanto andrò a dire tra breve.
Quello che ha letto è del tutto falso: il rinvio a giudizio significa solo che nei confronti dell’imputato si dovrà celebrare un processo nel quale prima si deve accertare la sua responsabilità penale in ordine ai fatti contestati e, soltanto dopo, lo si assolverà, se innocente, o condannerà, se la sua colpevolezza è dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio.
Quanto ai comportamenti da adottare: deve scegliersi come difensore un bravo avvocato penalista, perché il settore è molto tecnico e richiede professionalità, esperienza e competenza: sarà il Suo difensore a delineare la migliore strategia da adottare.
Quanto, poi, alla pena sospesa, alla tenuità del fatto ed a pene sociali o domiciliari in caso di condanna a cui accenna, sono concetti che Lei ha messo un po’ alla rinfusa.
La pena sospesa – o meglio la concessione della sospensione condizionale della pena (artt.163 e ss. Cod. Pen.) – è un beneficio che il Giudice concede nel momento in cui condanna un imputato incensurato (come nel Suo caso) ad una pena non superiore a due anni di reclusione e che consiste nella sospensione dell’esecuzione della pena per cinque anni: se l’imputato, nei cinque anni successivi commette altro reato e riporta una seconda condanna, il beneficio viene revocato e dovrà scontare la nuova e la vecchia pena.
La “tenuità del fatto” e “la pena sociale” da Lei citate (tecnicamente “esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto”, la prima, e “sospensione del procedimento per messa alla prova dell’imputato”, la seconda, sono le novità recentemente introdotte nel sistema penale italiano rispettivamente all’art. 131-bis e 168-bis del Codice Penale, che qui riporto:

Art. 131 bis Cod.Pen.-  Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto
Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, primo comma, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.
L’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità, ai sensi del primo comma, quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.
Il comportamento è abituale nel caso in cui l’autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità, nonchè nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.
Ai fini della determinazione della pena detentiva prevista nel primo comma non si tiene conto delle circostanze, ad eccezione di quelle per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale. In quest’ultimo caso ai fini dell’applicazione del primo comma non si tiene conto del giudizio di bilanciamento delle circostanze di cui all’articolo 69.
La disposizione del primo comma si applica anche quando la legge prevede la particolare tenuità del danno o del pericolo come circostanza attenuante.

Art. 168-bis Cod. Pen. - sospensione del procedimento per messa alla prova dell’imputato.
Nei procedimenti per reati puniti con la sola pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, nonché per i delitti indicati dal comma 2 dell'articolo 550 del codice di procedura penale, l'imputato può chiedere la sospensione del processo con messa alla prova.
La messa alla prova comporta la prestazione di condotte volte all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, nonché, ove possibile, il risarcimento del danno dallo stesso cagionato. Comporta altresì l'affidamento dell'imputato al servizio sociale, per lo svolgimento di un programma che può implicare, tra l'altro, attività di volontariato di rilievo sociale, ovvero l'osservanza di prescrizioni relative ai rapporti con il servizio sociale o con una struttura sanitaria, alla dimora, alla libertà di movimento, al divieto di frequentare determinati locali.
La concessione della messa alla prova è inoltre subordinata alla prestazione di lavoro di pubblica utilità. Il lavoro di pubblica utilità consiste in una prestazione non retribuita, affidata tenendo conto anche delle specifiche professionalità ed attitudini lavorative dell'imputato, di durata non inferiore a dieci giorni, anche non continuativi, in favore della collettività, da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le aziende sanitarie o presso enti o organizzazioni, anche internazionali, che operano in Italia, di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato. La prestazione è svolta con modalità che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute dell'imputato e la sua durata giornaliera non può superare le otto ore.
La sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato non può essere concessa più di una volta.
La sospensione del procedimento con messa alla prova non si applica nei casi previsti dagli articoli 102, 103, 104, 105 e 108.
La detenzione domiciliare, poi, è un istituto previsto nell’ Ordinamento Penitenziario, più noto come “legge Gozzini” (L.26.07.75 n° 354), agli art. 47-ter e ss. e prevede che l’ espiazione di una pena in carcere possa essere sostituita con quella nella propria casa o altra dimora : questo, però, non è il suo caso perché interessa chi deve scontare residui di lunghe pene o ha commesso gravi reati o, essendo recidivo, non può godere della sospensione condizionale.

Fatte queste doverose precisazioni, veniamo al Suo caso.
Ritengo (anche se non lo dice) che il Pubblico Ministero Le abbia contestato di aver falsificato una scrittura privata (ad es. un contratto, una ricevuta, un assegno ecc.) da utilizzare come artificio e raggiro per conseguire un ingiusto profitto nei confronti di una persona (la c.d. parte offesa) che, poi, ha sporto una querela contro di Lei.  A seguito di ciò, la Procura della Repubblica, avendo ricevuto questa notizia di reato, ha avviato delle indagini, raccogliendo una serie di elementi (prove testimoniali, prove documentali, sequestri ecc.), alla fine delle quali, Lei è stato avvisato della loro fine (art.415-bis del Codice di Procedura Penale) con facoltà di estrarre copia e di essere interrogato nel termine di venti giorni dalla notifica.  Dopo questo termine, il Procuratore della Repubblica decide se chiedere l’archiviazione (in caso di infondatezza o insufficienza della notizia di reato) o di chiedere il rinvio a giudizio (se le prove raccolte sono sufficienti o evidenti).
Arriva così un secondo atto chiamato “decreto di citazione a giudizio” nel quale sono descritti i fatti reato e l’avviso che il giorno X l’imputato deve presentarsi innanzi al Tribunale di Y.
Una prima strategia – soprattutto se sussiste una Sua responsabilità – è quella di prendere contatti con chi ha sporto la querela contro di Lei e cercare un accordo (in genere consistente in una somma di danaro) per fargliela ritirare (la c.d. remissione), poiché i reati contestati sono perseguibili a querela ed il giudice dichiarerà di non doversi procedere per estinzione del reato: tenga presente che in questo caso, nella tenuità del fatto e nella messa alla prova la definizione, la formula del “non doversi procedere” non pregiudica in alcun modo l’imputato perché non vi sarà alcuna annotazione sul suo certificato penale ed il reato è come se non fosse mai stato commesso. 
Se ciò non è possibile, si deve affrontare il processo.
Prima che inizi il dibattimento e cioè nelle fasi preliminari, l’imputato può chiedere che venga pronunciata sentenza di non doversi procedere per tenuità del fatto oppure di essere messo alla prova: in questo secondo caso il Giudice farà un rinvio lungo, all’esito del quale emetterà sentenza di non doversi procedere per esito positivo di messa alla prova.
Come può vedere, sia nel primo caso che nel secondo, sussiste una condotta penalmente rilevante e sanzionabile, ma il Giudice estingue il processo penale per speciale tenuità del fatto (ad es. lei ha truffato € 200) o per esito positivo della messa alla prova (ad es. il fatto non è tenue, ma con le riparazioni ed il programma svolto, si può ritenere – per una sola volta – che il soggetto non delinquerà più) che può essere definita prima che inizi il processo.
Ancor prima che inizi il processo, inoltre, se il Suo Legale lo ritiene opportuno (perché ad es. la Sua responsabilità è evidente) e il Giudice non ritiene di concedere le due misure che dicevo prima, si potrà chiedere l’applicazione di una pena condizionalmente sospesa (il c.d. patteggiamento – art.444 e ss. Cod. Proc. Pen.). 
Se, poi, Lei ritiene di non avere alcuna colpa, affronti il processo, con i Suoi testimoni e consulenti, con le Sue prove documentali ed alla fine, se ritenuto innocente, sarà assolto e, se ritenuto colpevole, sarà condannato.
In caso di condanna, il Giudice Le concederà – come quasi sempre accade per questi reati – la sospensione condizionale della pena.
Lei potrà comunque impugnare in appello (2° grado di giudizio) e successivamente innanzi alla Corte di Cassazione (3° grado di giudizio) la sentenza di condanna: rammenti che, nel nostro sistema, ogni imputato è presunto innocente sino alla sentenza definitiva.
In buona sostanza, con il Suo Legale, potrà scegliere la strategia più opportuna orientandosi tra le diverse soluzioni che Le ho – sia pure molto genericamente – descritto poc’anzi.
Le formulo i migliori auguri per il felice esito della Sua vicenda.
avv. Antonio Dello Preite

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