21/04/2016 11.50.41

L'avvocato Antonio Dello Preite che per Luceraweb cura la rubrica di questioni legali

Buongiorno Avvocato,
mi scusi, ma non riesco a capire. Accusato di truffa ed associazione per delinquere, sono stato condannato a 3 anni e 4 mesi ed ho sofferto 19 mesi di arresti domiciliari. Con la sentenza sono stato scarcerato. Ho impugnato la sentenza, ma il ricorso è stato rigettato. Ora devo andare ai servizi sociali o a casa ai domiciliari perché c’è un residuo da scontare? Posso beneficiare della grazia o dell’indulto? E questa depenalizzazione che dicono, perché a me non è stata applicata? Grazie.
Carmine

Cerchiamo di precisare alcuni concetti. Lei ha subito un processo per associazione a delinquere finalizzato alla truffa. Vuol dire che, unitamente ad altre persone (ne basta una), Lei ha creato una struttura organizzata nel tempo e sul territorio con la finalità di compiere più delitti, nel caso di specie, reati di truffa. 
L’associazione per delinquere (art.416 del codice penale) è un reato contro l’ordine pubblico punito con la reclusione da tre a sette anni: è molto grave e comporta anche l’applicazione di una misura di sicurezza (art.417 codice penale). 
La truffa (art.640 del codice penale) è un reato contro il patrimonio, punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 51 a € 1.032.
L’esecuzione della sua pena comporta che, dai tre anni e quattro mesi inflitti, dovranno detrarsi i diciannove mesi di custodia cautelare presofferta e, quindi, residuano anni uno e mesi nove da scontare.
Per le misure alternative alla detenzione carceraria ai sensi della legge 28.07.75 n° 354, (c.d. “Gozzini”), Lei potrà chiedere subito al Magistrato di Sorveglianza la concessione della liberazione anticipata relativa ai 19 mesi di custodia cautelare presofferta nella misura di quarantacinque giorni a semestre, pari a mesi quattro e giorni quindici (art.54 L. 364 / 75).
Quanto all’affidamento ai servizi sociali (art.47 L. 364/75) ed alla detenzione domiciliare (art.47-ter L. 364 / 75), trattandosi di residuo pena inferiore a tre e due anni (limiti massimi di pena richiesti per la concessione rispettivamente dell’affidamento in prova ai servizi sociali e della detenzione domiciliare), Lei dovrà proporre apposita istanza al Tribunale di Sorveglianza che deciderà se concederli o meno: tenga presente, tuttavia, che questi benefici non scattano automaticamente e, trattandosi di reati associativi, il Tribunale è molto cauto nella loro concessione.
La grazia e l’indulto previsti dall’art.174 del codice penale estinguono in tutto od in parte la pena: la prima è un provvedimento concesso alla singola persona da parte del Presidente della Repubblica, mentre il secondo è concesso con una legge indistintamente a tutti coloro che ne possono beneficiare.
L’ultimo indulto è stato concesso con L. 31.07.06 n° 241 nella misura di anni tre per le pene detentive (reclusione ed arresto) e di € 10.000 per quelle pecuniarie (multa ed ammenda), sole o congiunte a pene detentive, per tutti i reati (salvo quelli molto gravi, tra i quali anche l’art.416 del codice penale, ma solo se finalizzato alla riduzione in schiavitù ed alla tratta delle persone) commessi sino a tutto il 02.05.06: non so quando Lei ha commesso i reati e se rientra, quindi, nel godimento di questo condono.
Quanto alla depenalizzazione introdotta a seguito della Legge delega 24.04.14 n° 67 e del relativo decreto legislativo di attuazione 15.01.16 n° 8, è stato stabilito che una serie di reati di bassa offensività (in genere puniti con la sola multa o con l’ammenda) siano trasformati in illeciti amministrativi, sanzionati, cioè soltanto con una pena pecuniaria, come, ad esempio, le infrazioni al codice della strada.
Purtroppo, i gravi reati da lei commessi, soprattutto quello associativo che è di rilevante allarme sociale, sono ovviamente esclusi dal citato provvedimento di depenalizzazione.
Spero di essere stato chiaro ed esauriente.
Saluti.
avv. Antonio Dello Preite

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