27/07/2016 11.17.20

L'avvocato Antonio Dello Preite che per Luceraweb cura la rubrica di questioni legali

Salve, ho 26 anni. Mio padre biologico non mi diede il cognome e non mi ha mai versato un centesimo. Avevo il cognome di mia madre e, successivamente, quello di mio padre adottivo. Ora vi chiedo: visto che sono incinta e ho bisogno di soldi, gli ho chiesto dei soldi, ma non ho avuto risposta. Come devo fare per mandargli una lettera? Se mi affido ad un avvocato vinco la causa? Dovrebbe versarmi tutti gli alimenti non dati in questi anni? Lui lavora ed ha la busta paga. E anche la moglie e i figli. Io sono disoccupata.
Grazie.
 

 
 
 
Gentile signora,
nell’archivio della mia rubrica potrà trovare risposte a quesiti simili al suo.
Per procedere a tutte le sue richieste, il primo passo fondamentale è quello di essere riconosciuta da suo padre.
Questa procedura rientra nelle previsioni degli artt.269 e ss. del Codice Civile che prevedono le ipotesi relative alla “dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità naturale”.
Si tratta di un’azione giudiziaria da proporre nei confronti di suo padre allo scopo di far accertare il suo stato di genitore naturale, con tutti i diritti e doveri che ne scaturiscono (art.277 del codice civile), ragione per cui dovrà rivolgersi necessariamente ad un Legale.
L’azione, esercitata davanti al Tribunale territorialmente competente, è imprescrittibile e può essere promossa in qualsiasi tempo: inoltre lei può essere riconosciuta da suo padre anche se muore prematuramente o, addirittura, nelle sue ultime volontà testamentarie.
L’art.269, 2° comma del codice civile, prevede che la prova possa essere data con qualsiasi mezzo, anche se la sola dichiarazione della madre e l’esistenza di rapporti tra questa ed il presunto padre all’epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale (art.269, ultimo comma del codice civile). La prova del DNA è quella che ultimamente ha assunto il rango di prova principe per il relativo accertamento.
Laddove la parte non intenda sottoporsi, il Tribunale valuterà sfavorevolmente questa pur insindacabile scelta, così come sancito da un orientamento della Suprema Corte di Cassazione che qui di seguito segnalo: “… Il comportamento processuale della parte può costituire anche unica e sufficiente fonte di prova e di convincimento del giudice e non solo elemento di valutazione delle prove già acquisite al processo. In particolare, a proposito della dichiarazione giudiziale di paternità, il rifiuto ingiustificato di sottoporsi a indagini genetico-ematologiche costituisce comportamento valutabile dal giudice, ai sensi dell'art.116, comma 2, c.p.c. e anche in assenza di prova certa, difficilmente acquisibile, di rapporti sessuali fra le parti, consente al giudice di desumere la prova della paternità da tale rifiuto, traendone la dimostrazione anche unicamente da detta condotta processuale del preteso padre, globalmente considerata e posta in correlazione con le dichiarazioni della madre…” (Cassazione civile, sez. I, 09 aprile 2009, n. 8733).
Dal momento in cui la sentenza di riconoscimento giudiziale della paternità di suo padre nei suoi confronti sarà definitiva, scaturiranno tra le parti tutti i diritti ed i doveri intercorrenti tra un genitore ed il proprio figlio, di natura morale e materiale, tra cui quelli di assistenza ai quali fa riferimento.
Auguri per il felice esito della sua vicenda.
Avv. Antonio Dello Preite

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