28/12/2016 10.13.37

E’ deceduto Giuseppe Folliero, l’evasore seriale

E’ deceduto ieri mattina, Giuseppe Folliero, il lucerino di 60 anni che durante la scorsa estate era stato protagonista di numerosi fatti di cronaca, con il coinvolgimento di numerosi enti istituzionali. 
L’uomo era da tempo affetto da una grave patologia celebrale e da circa tre mesi si trovava in una comunità di assistenza di Grumo Appula, nei pressi di Bari, dove aveva trovato alloggio su disposizione della magistratura che lo aveva dichiarato incompatibile con il regime carcerario. La soluzione era arrivata dopo le forti sollecitazioni da parte del sindaco Antonio Tutolo, il quale lamentava le continue disposizioni agli arresti domiciliari, con conseguenti gravi ripercussioni sull’ordine pubblico cittadino. Il primo cittadino era arrivato a incatenarsi davanti al tribunale di Foggia per chiedere attenzione sulla vicenda finita anche sul tavolo del prefetto.
Memorabile e per certi aspetti tragicomico l’arresto avvenuto il 16 agosto in Piazza Matteotti durante la processione di Santa Maria Patrona, con l’uomo che raccontò ai carabinieri di essere uscito perché voleva vedere la Madonna. Solo che scelse il momento sbagliato perché proprio in quel momento stavano arrivando tutte le autorità civili e militari che lo hanno notato.
Folliero in effetti violava costantemente e sistematicamente gli obblighi dopo ogni arresto che ormai avveniva quotidianamente, talvolta seminando il panico in città con episodi di violenza e danneggiamenti, senza contare le denunce dei vicini di casa per le sue escandescenze e per essere stati costretti a condizioni igienico-sanitarie spesso ai limiti dell’emergenza, a causa della sua abitazione a dir poco fatiscente e senza servizi, visto che tutte le utenze erano state staccate. 
In effetti la questione aveva assunto i connotati di caso umano e giudiziario nello stesso tempo. Folliero rappresentava un problema sia per la cittadinanza che era costretta a conviverci e sia per lo Stato, che per tanto tempo non è stato in grado di trovare una soluzione efficace a una situazione che stava diventando esplosiva. 
Si pretendeva che l’uomo, gravemente malato, rimanesse rinchiuso ai domiciliari nella sua casa dove non c’erano né acqua corrente né energia elettrica. Abbandonato completamente a se stesso, fatta eccezione per rarissimi sprazzi di generosità di qualche vicino, forse ci si aspettava che qualcuno, chissà chi, intervenisse dall’alto. 
Invece la vicenda è andata sempre più in basso, facendo sprofondare città e istituzioni in una grotta in cui si stava per perdere qualunque rispetto per la dignità umana e da cui sarebbe stato difficile riemergere. Ma ormai il problema non sussiste più.

c.g.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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