31/12/2016 0.00.12

L'orizzonte della vita è Cristo/3

In base a quel tempo di raccoglimento dedicato giornalmente al Signore si deve vivere il resto del tempo. Solo così si diviene sempre più sensibili a ciò che a Lui piace o gli dispiace. «Se in precedenza si era grosso modo soddisfatti di sé, ora tutto sarà diverso. Ci si scoprirà molto da cambiare, e si cambierà ciò che si può. E si scopriranno alcune cose che non si trovano più appropriate e positive, e che tuttavia non si possono più cambiare. Allora si diverrà pian piano molto piccoli, molto umili; si diverrà pazienti e indulgenti verso la pagliuzza negli occhi altrui, perché si riuscirà a vedere la trave nei propri; e infine si imparerà anche a sopportare se stessi nell’inesorabile luce della divina Presenza, e ad abbandonarsi alla misericordia divina, che può liberarci di tutto ciò che si prende gioco delle nostre energie. È un altro modo, ulteriore, di essere soddisfatti di sé, passare dall’essere un “buon cattolico” che “fa il suo dovere”, legge un “buon giornale”, “vota come si deve”, e per il resto fa ciò che gli pare e piace, a una vita vissuta nella mano di Dio, e ricevuta dalla mano di Dio, con la semplicità del bambino e l’umiltà del pubblicano. Ma chi vi sia inoltrato una volta, non si volgerà più indietro. Ecco cosa significa essere figli di Dio: divenire piccoli. Ma al tempo stesso significa divenire grandi. Vivere eucaristicamente significa uscire dalle angustie della propria vita e inserirsi nell’orizzonte infinito della vita cristica» (Teresa Benedetta della Croce, La vita come totalità, Città Nuova, Roma 1994, 206-208). Alla fine di un anno il Signore ci benedica e ci protegga perché quel bambino Gesù possa crescere in noi sempre più.

Leonardo Catalano

 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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