30/12/2016 11.20.17

Chi ben comincia…

Vangelo (Lc 2,16-21)
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Il commento di Michele Cuttano, diacono
I primi giorni dell’anno sono quelli delle promesse, delle speranze, delle buone intenzioni.
Ma, l’esperienza mi insegna, sono i giorni anche dei castelli di sabbia.
Tanta gente, riguardo al nuovo anno, ha tante aspettative.
Non a caso oroscopi e altre sciocchezze del genere vanno forte in questi giorni.
Quanti vorrebbero dimenticare determinate storie che sono state scritte nell’amarezza, nella solitudine, nell’incomprensione, nel dolore.
Per non parlare di metterci alle spalle la crisi economica…
A volte le pagine della nostra vita sono scritte con il colore grigio della monotonia e del niente di nuovo, su tutti i fronti;
A volte sono scritte con l’inchiostro della disperazione, del bisogno di ritrovarsi, di ritrovare l’amore alla vita.
Anni fa c’era un’usanza barbara, sconcertante, ma che nascondeva dei risvolti psicologici.
La notte del 31 dicembre, a mezzanotte, oltre lo sparare botti, si usava buttare per le strade oggetti vecchi, ormai inservibili.
Una cosa assurda, la mattina per strada trovavi di tutto:
Mobili rotti, piatti,  giocattoli inservibili, tazze di wc…
Sembrava che la gente conservasse quegli oggetti per quella notte!
Magari, ora, anche noi, vorremmo buttare fuori qualcosa dalla nostra vita, non un oggetto ma una situazione di vita che non accettiamo.
Una malattia, un rapporto matrimoniale arrivato alla frutta, un lavoro che non ci piace, il non avere la pace nel cuore.
Ognuno ha i suoi, ti pare?
Ma, è meglio vedere la Chiesa chi ci propone il primo giorno dell’anno.         
Ci viene presentata un persona per il mondo insignificante, piccola, lontana dalle nostre realtà quotidiane, che a noi può dire ben poco:
Maria Santissima, Madre di Dio.
I Vangeli spesso ci parlano di atteggiamenti di vita che di saggezza umana hanno poco a che fare!
Vuoi un esempio?
Prendi appunto la Madonna.
La cosa che mi colpisce di questa donna è che è innamorata della vita, in maniera totalmente nuova, diversa da come intendiamo tutti noi.
Innamorata non solo della Vita che portava in grembo ma anche innamorata proprio della Vita. Maria ama la vita donando la sua vita
Certo che l’esistenza di Maria a livello umano non andava proprio “a gonfie vele”.
Ci sono due verbi nel Vangelo odierno che c'invitano a dare un’occhiata a noi stessi, sono verbi che coniuga la piccola Maria:

“Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose meditandole in cuor suo”.
Custodire-Meditare.
Maria custodiva gli eventi della sua storia;
Cioè, Maria custodiva quello che gli accadeva, non scappava dalla sua storia, non gettava il suo vissuto dalla finestra della vita come facciamo noi a volte quando è troppo “tosto”.
Maria meditava sugli eventi della sua storia.
Cioè, Maria metteva insieme la sua vita, la rapportava, la confrontava alla volontà di Dio.
Maria non cercava delle soluzioni umane, basate sull’uso della sua intelligenza e l’esclusione di Dio.
Se avesse ragionato in questa maniera non ci sarebbe stato posto in lei per il Figlio di Dio.
Maria leggeva i fatti della sua vita alla Luce della Parola di Dio.
Maria, interpretava la sua vita in maniera presente, non se la lasciava scivolare addosso.
No, non diceva “e che vuoi fare? Doveva andare così”.
Il cristiano è colui che sa che, nella storia di tutti i giorni, è presente Dio.
Dio ti parla nei fatti della tua vita.
La prima cosa che la Vergine Maria ha inteso è la sua missione:
Generare all’umanità il Figlio di Dio. 
Il mondo sceglie per affermare i propri diritti le strade della violenza.
Sembra che la storia umana non possa fare a  meno di generare in ogni tempo degli esseri umani che vengono schiacciati dalla violenza.
E’ assurdo pensare che chi in passato ha subito tanto male in maniera orrenda e vergognosa possa oggi generare sofferenza per il prossimo.     
Caro fratello, anche noi abbiamo una missione:
Generare Gesù nella vita di tutti i giorni.   
Come?
Come Maria, la figlia del Suo Figlio, la donna che ha detto il suo Sì a Dio, SEMPRE.

Un banale racconto dedicato a tutti quelli che, come Maria, nel nascondimento dicono il loro “Sì” donando il “proprio”, pagando di tasca propria…:
Due fratelli erano comproprietari di una fattoria: uno di loro era scapolo, l'altro era sposato e aveva sette figli. Entrambi lavoravano la terra con amore e il raccolto era sempre abbondante. Ogni anno dividevano equamente il raccolto depositandolo nei loro gra­nai separati e ringraziavano Dio per la sua bontà. Una notte, il fratello scapolo pensò dentro di sé: "Non è giusto che dividia­mo il grano in quantità uguali:dopo tutto, mio fratello ha sette bocche da sfamare e la moglie, mentre io devo badare solo a me stesso, e mi può bastare una parte ridotta del raccolto". Così ogni notte di nascosto trasferiva una quantità del suo grano nel deposito del fratello. Quella notte stessa, il fratello sposato pensò dentro di sé: "Non è giusto che dividiamo il grano in parti uguali. Io ho molti figli, e loro penseranno a me quando sarà vecchio, mentre mio fratello è solo. Certamente ha bisogno di risparmiare di più per il suo futuro". Così ogni notte trasferiva una quantità del suo grano nel deposito del fratello... Ogni notte si privavano del loro grano, e al mattino si accorgevano che le loro scorte erano uguali. Non dissero mai nulla di quel miracolo quotidiano. Solo quando si incon­trarono per caso davanti alla porta, mentre si accingevano a trasferire il grano, si resero conto di vivere veramente la carità di Cristo.

Voglio fare i miei auguri a tutti voi per un anno pieno di “Sì”.
In particolar modo a tutti i giovani perché dicano “sì” alla vita;
a tutti coloro che senza alcun compenso umano si offrono di stare con gli ultimi della società;
a tutti coloro che cercano una soluzione per uscire dalla crisi economica dicendo “sì” al prossimo;
a tutti quelli che dicono sempre di “NO” al male e ad ogni forma di violenza e corruzione;
a tutti quelli che iniziano questo nuovo anno con un vuoto dentro il cuore.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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