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Il mistero della libertà/1

L’inverno sembra una stagione “morta”. Invece, osservando attentamente, è una stagione di una ricchezza straordinaria. Innanzitutto la “morte apparente” della natura è un invito ad imitarla: è un ritorno fecondissimo all’essenziale, all’intimità, alla profondità, allo spazio proprio della possibilità della vita piena, alla libertà di esprimersi nella “follia espressiva” della primavera. L’inverno ci può parlare della libertà dell’anima.

«L’anima si trova veramente a casa sua soltanto nel suo intimo […]. Mantenendosi nel più profondo di questo suo regno interiore, lo domina tutto ed ha libertà di recarsi in qualunque luogo le torni gradito, pur senza abbandonare il suo posto, il luogo del suo riposo. La possibilità di muoversi in se stessa è fondata sulla struttura dell’anima in quanto io. L’io è nell’anima ciò per cui possiede se stessa e ciò che in lei si muove come nel suo proprio spazio. […] Il punto più profondo è contemporaneamente la sede della sua libertà: il luogo in cui essa può abbracciare integralmente il suo proprio essere e decidere in materia» (Teresa Benedetta della Croce, Scientia Crucis. Studio su San Giovanni della Croce, Edizioni OCD, Roma 1998, 179-183).

Che sia più inverno nella vita di ciascuno. Forse arriverà così la primavera!

Leonardo Catalano

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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