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50 anni dell’opera di Franco Scepi

Verrà celebrato a Foggia il mezzo secolo di attività artistica di Franco Scepi. Si intitola “Over Ad’Art | ’57-’17” la mostra allestita alla galleria della Fondazione Banca del Monte (Via Arpi 152), con inaugurazione fissata per sabato 4 marzo alle 18.30. 
L’antologica è curata da Gaetano Cristino e Nicola Gentile e ripercorrerà le tappe più significative delle multiformi e celebri espressioni d’arte del grande “stratega della comunicazione” ma anche le sue “condivisioni”, ossia i lavori realizzati a quattro mani con importanti artisti, da Andy Warhol (sarà presentata infatti per la prima volta l’opera doppia Red and Books Over Black, realizzata in tandem a New York nel 1986) a Mario Schifano, dai fratelli Norcia a Pongo Painting 3D N.Y.
La mostra proporrà anche i diversi contesti che hanno alimentato la produzione artistica di Scepi, dalla madre pittrice, di cui sono esposte diverse opere, al secolare radicamento in Puglia della sua famiglia nel mondo della comunicazione, dai dipinti giovanili fino all’esperienza delle campagne pubblicitarie di molte importanti aziende, tra cui Campari, in cui fu considerato erede di Fortunato Depero (di Depero sarà esposta una versione di un dipinto storico, “Squisito al selz”), dai manifesti cinematografici, a partire dal fondamentale “L’Uomo di marmo” (1977), divenuto poi “L’Uomo della Pace” (sarà esposto il dipinto originale, che racchiude un altro “mistero”), fino alla documentazione delle azioni #Cancellato, effettuate su 22 importanti monumenti italiani per denunciare il silenzio nei confronti degli invalidi del lavoro.
Non mancherà la possibilità di vedere uno dei film sperimentali più provocatori di Scepi, “Packaging”, selezionato per la Biennale internazionale del Cinema di Venezia nel 1982, ma il nucleo centrale dell’evento è costituito dalle opere  Over Ad’Art, in una significativa antologica che riassume il pensiero “sotto sopra” dell’artista di matrice Fluxus. Fin dagli anni Sessanta, infatti, Scepi cerca il superamento dell’accettazione enfatica della società delle immagini e dei consumi, tipica degli artisti della Pop Art. Questa presa di coscienza tutta europea, sottolinea Pierre Restany, lo porta a cancellare con la pittura il suo stesso lavoro creativo, “perché tutto non sia solo mercato e consumo”. La mostra consentirà di vedere in anteprima nazionale l’ultima opera ancora inedita di Franco Scepi, “Il vaso di Pandora… ultima la speranza”, dedicata a Papa Francesco, sul cui contenuto “il più clandestino degli storici artisti italiani”, cui si deve l’opera profetica “L’Uomo della Pace” (ispirata dall’allora Arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla), mantiene ancora un assoluto riserbo.

 “La produzione artistica di Franco Scepi documentata dalla mostra foggiana – ha detto il Presidente della Fondazione, prof. Saverio Russo – è sicuramente tra le più originali che la nostra Galleria abbia ospitato nei 15 anni di attività in via Arpi. Scepi ha infatti sperimentato ai più alti livelli – ha proseguito Russo –  tutti i linguaggi, dal cinema (film d’autore presentati alla Biennale di Venezia), al Teatro (architetto scenografo al Teatro alla Scala di Milano), alla televisione (L’amico del giaguaro), alla pubblicità (ha lavorato per importanti aziende ed è stato premiato nel 1987, a New York, con l’Oscar per la Pubblicità) alla pittura, alla scultura, inclinando, con il passare degli anni, sempre di più verso una ricerca  ‘etica ed umana’, consapevole dei pericoli di una cattiva globalizzazione”.
Per capire il senso di questa operazione, occorre affidarsi alle parole dello stesso Scepi: “La pittura che sovrapponevo alle mie creazioni destinate al mercato delle merci, come la busta di collant del 1962, le scatole De Rica inzuppate nelle vernici del ’64, e le cancellazioni sopra i frames dei miei spot Campari degli anni ’80, erano la prova della nuova vita che potevo restituire alle mie stesse opere, destinate al consumo e all’oblio. Definii questo pensiero Over Ad’Art.” E ancora: “Nei miei quadri non guardate la superficie, che piaccia o no, quello che ha valore è ciò che c’è sotto. Il mio lavoro l’ho cancellato parzialmente con pitture di anno in anno… perché lì sotto ci sono i segni della cultura del tempo ed è il tempo che trasforma le visioni della società e dell’arte”.

f.g.

La mostra sarà visitabile fino a sabato 8 aprile. Tutti i giorni, escluso i festivi, negli orari 10-13 e 17-20.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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