01/03/2017 19.07.43

Tre condanne per la morte di Giusy Mucciacciaro

Tre condanne e un’assoluzione: è l’esito del processo di primo grado per la morte di Giusy Mucciacciaro, la 22enne lucerina che il 16 agosto 2011 morì dopo essere stata sbalzata dalla giostra in movimento “Adrenalina X-treme”. Il giudice del tribunale di Foggia Rita Curci ha scagionato l’ingegnere collaudatore Luigi Di Nucci, di 66 anni di Campobasso, “per non aver commesso il fatto”. E’ stata invece riconosciuta l’accusa di omicidio colposo invocata dalla procura per gli altri tre imputati condannati tutti a un anno e sei mesi di reclusione, con pena sospesa: Mario Bianchi, di 39 anni di Petacciato, proprietario della giostra e assistito dall’avvocato Giacomo Grasso; Tommaso Pravadelli, 41enne di Verona, e Paolo Tomasoni di 34 anni di Brescia, titolari delle aziende costruttrici della giostra, entrambi difesi dall’avvocato Vittorio Gatti di Alessandria. 
Questi ultimi due legali hanno già preannunciato il ricorso in appello. Il pubblico ministero aveva chiesto pene più severe, sottolineando le carenze legate alla sicurezza degli occupanti dei seggiolini. La sentenza di primo grado ha disposto anche la confisca della giostra e una provvisionale di 40 mila euro a favore della famiglia della ragazza, costituitasi parte civile e rappresentata dagli avvocati Vincenzo Palumbo e Carmen Mastromatteo.


Il processo aveva preso il via a maggio 2013, durante il quale si sono registrati  cambiamenti nella sede, passata da Lucera a Foggia, ma anche del giudice (iniziato con Giancarlo Pecoriello) e del pubblico ministero, visto che Pasquale De Luca è subentrato a Maria Teresa Moscatelli, titolare dell’inchiesta al momento dell’accaduto e poi trasferita a Trani. Un quinto imputato, il progettista dell’attrazione Sante Cavicchini di Mantova, è invece morto ad aprile 2014 a causa di un malore avuto in Cadore dove si trovava in vacanza. La tesi della procura si è poggiata in buona parte sulla perizia redatta dal professor Luigi Mangialardi, ordinario di Ingegneria meccanica dell’Università di Foggia che ha effettuato anche degli esperimenti sull’attrazione, appositamente rimontata e messa in funzione, simulando la riproduzione di quella situazione dopo aver acquisito i dati corporali della ragazza che spirò a causa delle fratture multiple riportate nella caduta di circa sei metri e per un successivo arresto cardio-circolatorio, così come accertato dall’autopsia effettuata dalla professoressa Emanuela Turillazzi.

c.g.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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