03/03/2017 7.05.49

Sono tornate le Quarantane

Simbolo della Quaresima tra sacro e profano, le Quarantane sono tornate a penzolare sulle strade di Lucera, ancora una volta realizzate dalle socie del Centro Italiano Femminile che ha rispolverato questa tradizione da circa venti anni. Dal Mercoledì delle ceneri e fino a Pasqua scandiranno con le loro piume le settimane che separano dalla Resurrezione, destinate poi a essere bruciate la sera dello stesso giorno nel consueto falò di Piazza Nocelli. 
Ma per molti quelle pupazze nere e brutte sono ancora un mistero, per cui dalla Pro Loco e dal Cif è nata l’iniziativa di un vero e proprio convegno che metta a confronto la genesi della tradizione in altri territori circostanti. E così sabato 4 marzo alle 18 al Teatro Garibaldi porterrano la propria testimonianza esponenti di Deliceto, Panni, Volturino, Aquilonia e Ruvo di Puglia. 
L’appuntamento terminerà con un momento di danze popolari animato dall’Associazione Ethnos. 

f.g.

La Quarantana è una vecchia pupazza di cenci neri con in testa un fazzoletto annodato al collo e rappresenta, con il suo abbigliamento e nei suoi colori, la magra e luttuosa Quaresima o la vedova del defunto Carnevale. Solitamente penzolava da filo teso tra due balconi nelle strade del centro storico; al di sotto della gonna si inseriva un'arancia (u’ purtuall) nella quale si infilzavano 7 vistose penne: sei nere, tante quante sono le domeniche penitenza, e una sola penna bianca. Il nome fa chiaro riferimento ai quaranta giorni del periodo Quaresimale. Per ogni domenica di Quaresima infatti si strappava via una penna nera, finchè restava la penna bianca riservata alla domenica di Resurrezione. Unione di elementi pagani e cristiani, la quarantana rappresentava una sorta di calendario per la gente del popolo che, a seconda del numero delle penne ancora conficcate nell’arancia, poteva tenere il conto dei giorni che mancavano alla Pasqua. Era così possibile seguire le numerose funzioni religiose che si svolgevano nelle diverse chiese. La pupazza così spennata, con l'arancia nel frattempo marcita per la lunga esposizione alle intemperie, veniva data ai ragazzi che la trascinavano festosamente per le strade per poi bruciarla.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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