05/04/2017 8.28.28

Il singhiozzo delle casse ticket

Un giorno due, un altro tre, poi un altro giorno due e magari un altro tre. Se si dovesse ricercare un problema di salute, sarebbe il singhiozzo la diagnosi riscontrata sulle casse ticket dell’ospedale Lastaria di Lucera. 
Perché se le ultime novità per il nosocomio, nuovamente collegato al Masselli-Mascia di San Severo, riguardano soprattutto aspetti di carattere logistico e organizzativo del personale sanitario, per la popolazione che ne fruisce la situazione non è certamente agevole anche per i servizi che vengono erogati.
Dopo oltre un anno dal loro inspiegabile dimezzamento, infatti, solo da questo mese il cosiddetto “territorio” ha visto arrivare a tre la disponibilità degli sportelli in Viale Lastaria, ma non in maniera continuativa. I terminali sono installati (soltanto) all’ingresso dell’ospedale, con evidente confusione generata anche per la zona di passaggio, e comunque le postazioni aperte sono state (soltanto) due per svariati mesi, a fronte di un’utenza che coinvolge un intero distretto sanitario con ben 14 comuni e quindi decine di migliaia di persone. 
In realtà al nosocomio sono sempre state due, ma altrettante erano attive all’ex Inam dove ormai sono rimasti pochissimi uffici accessibili dopo la rivoluzione negativa di servizi sul territorio, partendo proprio dal drastico ridimensionamento dell’ospedale. 
In Via Trento la casse sono state chiuse e di fatto non trasferite in Viale Lastaria dove la situazione continua a essere legata all’incertezza del giorno più o meno fortunato della “terza cassa aperta”. Eppure si tratta di una struttura a supporto soprattutto del poliambulatorio che attira centinaia di persone ogni giorno, tante quante sono costrette a rivolgersi agli sportelli per il pagamento della prestazione o anche solo per la prenotazione della visita. 
Con una riduzione dei punti di accesso rispetto alla dotazione originaria, è facile assistere al raddoppio delle file, con un sistema di ricevimento evidentemente insufficiente a smaltire l’utenza, spesso anziana e già sofferente, sempre più nervosa per le lunghe attese e già fortemente penalizzata, visto che reclama almeno comodità ed efficienza di quel poco che è rimasto. 
In questi mesi di pressioni politiche sulla vicenda ne sono state avvertite poche, anzitutto sulla Asl che a sua volta avrebbe dovuto sollecitare con maggiore celerità la ditta privata che gestisce il servizio, chiedendo di aggiungere personale.

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Sulla vicenda resta comunque il dubbio del mancato interessamento di tutti i sindaci del territorio del distretto, perché finora i risultati sono quelli di sempre, ossia disagi e precarietà peraltro in una situazione in cui non ci sarebbe aumento dei costi ma solo benefici per la popolazione. 
Si tratta di una situazione ancora inspiegabile da parte di chi gestisce la sanità solo come una questione di costi e che forse grida ancora più vendetta della chiusura di un reparto o del ridimensionamento di una struttura.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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