17/04/2017 0.00.12

Corriamo al suo sepolcro/2

«Voglio fissare la luce del suo sguardo,

lo splendore divino di quegli occhi.

Contemplando del Padre il Verbo eterno,

con me saranno i “Tre” e tutto il cielo.

Brillerà nel mio cuore la sua luce,

mi purificherà nella sua fiamma.

Consumami, Signore, nel tuo amore,

ardi in me, fuoco divino, notte e giorno!

Il mio amore l’ha ferito. O santa ebbrezza!

Non potrà rifiutarmi più nulla,

lui che non sa resistere alle nostre

carezze, che ci ha fatti per amare!

Presto, visione radiosa, lo vedrò

faccia a faccia, per sempre in lui perduta.

Volgi lo sguardo a me, Verbo adorato,

luminosa bellezza del mio Dio!» (Elisabetta della Trinità, Scritti, Edizioni OCD, Roma 2013, 733-734). Sostenere lo sguardo di una persona è meraviglioso. Lo sguardo ti permette di entrare nel mistero dell’altro. Guardare è impegnativo. Guardare l’altro ti purifica. Guardare è lasciarsi coinvolgere dall’amore del Creatore che ci ha resi tutti fratelli e non lupi d’affetto. Quando lo sguardo è quello di Dio e ci lasciamo da Lui guardare si entra nel mistero dei Tre. È un mistero di amore in cui c’è scambio di carezze. I Tre ci infiammano del loro amore e la creatura, infiammata, ama i Tre nei fratelli perdendosi nella bellezza di Dio.

Leonardo Catalano

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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