18/04/2017 10.02.26

Il ritorno al passato del Teatro Garibaldi

E’ il Teatro Garibaldi l’indiscusso protagonista delle ultime settimane in campo culturale a Lucera.
C’è chi lo considera sostanzialmente morto e perciò organizza una rassegna teatrale incaricata di farlo risorgere, e con tanto di contributo comunale nel frattempo lievitato a 12 mila euro.
C’è chi pesca dal passato, anzi dalle origini, e chiede di farlo tornare alla sua denominazione iniziale, con tanto di comitato promotore. 
E chi fa letteralmente pulizia del suo vissuto, con tanto di sgombero di un intero capannone che ne custodiva da decenni i vecchi arredi rimossi prima dei lavori di restauro. 
Infatti, un paio di settimane fa l’Amministrazione Tutolo ha incaricato la ditta Tecneco, con un costo di 4 mila euro, di liberare una struttura che sorge accanto al centro raccolta rifiuti. Per l’occasione è stato smaltito e buttato via un intero container di materiali di ogni genere, tra cui tantissimi corredi e suppellettili del teatro che erano al suo interno praticamente fino alla fine degli anni 70, quando iniziarono gli interventi del compianto Mauro Civita, poi terminati nel 2005 da Gerardo Milillo e Renato Follieri. Fondi di palcoscenico, panche, porte, poltrone e tanto altro materiale ormai compromesso da tempo è finito al macero, tanto che si sono salvati solo alcuni leggii per musicista, qualche seduta di metallo e legno e praticamente niente altro. A motivare questo provvedimento della Giunta ci sarebbe la necessità di recuperare spazi a disposizione del Comune per nuove esigenze di magazzino. 

In effetti la struttura è arrivata a 180 anni di vita (anche se la prima opera risale al giugno 1838), e al momento della sua fondazione fu denominato “Real Teatro Maria Isabella di Borbone”. In realtà già nel 1848 si svolsero al suo interno anche alcune manifestazioni antiborboniche inneggianti a libertà e democrazia, chiara espressione di un diffuso sentimento di indipendenza comune a tutta la popolazione lucerina. Nel 1860, invece, il nome venne radicalmente cambiato in “Teatro Nazionale Garibaldi”. A scatenare la clamorosa iniziativa un singolare episodio avvenuto il 16 agosto di quell’anno, proprio in occasione della tradizionale processione di Santa Maria Patrona. Una manifestazione patriottica scaturì da un banale incidente (la caduta della statua della Vergine) da cui nacque un grande trambusto sedato dalla gendarmeria borbonica che arrestò alcune persone sospettate di aver provocato l’accaduto. Subito si sparse la notizia della repressione delle autorità che avvenne in un clima di fervore rivoluzionario, e così il popolo, inferocito sia da precedenti soprusi che dall’intervento poliziesco ritenuto eccessivo, improvvisò una solenne dimostrazione al grido di “Viva Garibaldi, l’Italia e Vittorio Emanuele”. I dimostranti si ritrovarono proprio al teatro comunale dove strapparono l’insegna borbonica e la sostituirono con la nuova, proprio qualche giorno prima che Garibaldi passasse lo Stretto e sbarcasse in Calabria.

In realtà il soffio borbonico a Lucera non si è mai fermato, e negli ultimi anni è stato rinforzato da iniziative di carattere storico e culturale promosse soprattutto da Gianfranco Nassisi, fervente sostenitore della casata partenopea e di quello che ha rappresentato per il sud Italia. Il medico lucerino da qualche settimana è pure presidente della commissione toponomastica comunale, quella a cui è indirizzata una specifica petizione che chiede di restituire al teatro il suo nome originario. La proposta parte da quella che sarebbe la necessità di un “corretto e sano revisionismo storico. Risulta un atto doveroso – si legge nel documento - per poter trasferire alle generazioni future la verità storica e conferire onore a personaggi illustri cancellati e infangati ingiustamente. Quella operata, infatti, fu una vera e propria damnatio memoriae ai danni della nostra storia locale in favore di quella occupante”.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0313s.