05/05/2017 7.45.02

Take Away: nessuna condanna dopo sette anni

A distanza di quasi sette anni dal blitz denominato Take Away, è terminato il processo di primo grado che ha portato a un sostanziale nulla di fatto tra prescrizioni e assoluzioni. Il procedimento riguardava dieci persone di Lucera e due di San Severo.
Associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio era l’accusa della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Dodici ordinanze di custodia cautelare (otto in carcere, due ai domiciliari e altre due con obbligo di firma) furono eseguite la mattina dell’8 luglio 2010 dai carabinieri del Comando provinciale di Foggia e della Compagnia di Lucera. In quella occasione furono utilizzati circa 100 militari dell’Arma, unità cinofile e anche un elicottero che per alcune ore volò a bassissima quota su diversi quartieri della città. 
Qualche giorno dopo, una specifica attività della Guardia di Finanza portò pure al sequestro di tre automobili, una impresa individuale, una villa con terreno e due locali per un valore stimato di circa 500 mila euro. In questo caso le indagini patrimoniali si soffermarono su beni per i quali si presumeva un illecito accumulo grazie ai proventi della droga, con difformità tra i redditi dichiarati e le proprietà effettivamente possedute.  
Il procedimento ha riguardato Antonio Valerio Pietrosanto di 49 anni e Francesco Franchino di 36 (entrambi difesi da Giuseppe Perrone), Vincenzo Palazzo di 50 e Giacomo Mastromatteo di 51 anni (difesi dall’avvocato Vincenzo Palumbo), Antonio Di Corso di 43 anni (Fabio Verile), Marco Casciano di 44 (Maria Carmela D’Aries), Giuseppe Franzese di 39 (Michele Dell’Aquila). Assieme a loro c’erano anche Giacomo Frascone di 42, Michele D’Errico di 37, Silvano Tota di 41, Michele Antonio Forte di 41 anni e i sanseveresi Carmine De Nuzzo di 43 anni e Giuseppe Vistola di 38, ritenuti i fornitori della droga, tutti assistiti da Ettore Censano. 
Alla fine il tribunale di Foggia (presidente del collegio Antonio Civita), oltre alla prescrizione intervenuta per alcuni capi di imputazione, ha assolto tutti perché il fatto non sussiste relativamente ad alcuni episodi di acquisto e vendita di stupefacenti. In realtà era stato lo stesso pubblico ministero Giuseppe Gatti ad escludere successivamente l’ipotesi associativa degli imputati e a chiedere solo tre condanne (9 anni per Pietrosanto, 6 per Frascone e 2 anni e 8 mesi per Franzese), anche queste rigettate per non aver commesso il fatto, relativamente a un singolo episodio di acquisto e detenzione di 47 grammi di cocaina. Dissequestrato, inoltre, tutto il patrimonio detenuto da Vistola e De Nuzzo.

Le indagini risalgono al 2007 e il quadro accusatorio partì dalle precedenti e famose operazioni Tornado e Svevia, con accuse (e pesanti condanne) per mafia. Ma dalle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia gli inquirenti ritennero di aver individuato in Pietrosanto colui il quale aveva intenzione di fare “il salto di qualità” anzitutto con la creazione di un'organizzazione di persone con ruoli e competenze utili a pianificare un fiorente traffico di droga, approfittando dell’uscita di scena per detenzione di alcuni personaggi locali di spicco. Vennero ipotizzati efficienti collegamenti con esponenti della mala di San Severo, mentre a Lucera il centro operativo dello spaccio sarebbe stato un bar, peraltro con ordinazioni telefoniche intercettate dagli investigatori. Da questo filone nei mesi precedenti scaturirono pure altri quattro arresti in flagranza di pregiudicati che vendevano cocaina e hashish, mediante linguaggio e nomi in codice.

c.g.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0156s.