12/05/2017 17.32.00

Vivere i giorni

Vangelo (Gv 14,1-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Il commento di Michele Cuttano, diacono
“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore.”
Senza mezzi termini questa pace nel cuore, nella vita, dentro e fuori di noi…
non scaturisce da una buona classe politica, o da una perfetta organizzazione sociale, da un fine settimana da sballo, o da un buon psicoterapeuta…
Forse è proprio la storia dell’umanità che ce lo insegna; magari ce lo insegna anche la mia e la tua vita… Sai, è il frutto della Presenza di Dio in noi. 
La Presenza che è anche certezza che il nostro vivere presente è proiettato nel vivere per sempre in una Casa:

“Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.”
Quanto dei nostri vissuti quotidiani sono impregnati di questa Vita che ci aspetta? 
Ho paura che i nostri giorni abbiano perso questa prospettiva che, per il cristiano, è il senso della vita, il senso vero ed esclusivo di questo nostro passaggio terreno.
Vivere i giorni che il Signore ci dona con questa conoscenza e certezza è diverso che viverli così come vengono. E’ troppo pesante il vuoto vivere del mio tutto senza Cristo.
Da quanto tempo non ascolto che i nostri giorni terreni passeranno e lasceranno il posto alla vera vita nella Casa del Padre. Parliamo di tanti aspetti della vita, anche di quelli che non cogliamo fisicamente, che ci fanno più prurito ma della vita eterna non ne parliamo quasi mai.
Quante volte in questi giorni ascoltiamo con intensa morbosità tutte le previsioni di fine del mondo. 
E dimentichiamo la parte più importante di tutto questo nostro parlare, di tutto il nostro vivere!
Se ci lasciamo rubare la vita eterna, come cristiani siamo dei falliti.  
Abbiamo paura, diciamoci la verità, abbiamo paura. Questa vita ha un angusto luogo di passaggio che fisicamente è un non senso; la nostra umanità non è attrezzata per attraversarlo: La Croce.
Come cristiani abbiamo un sistematico e caparbio e scientifico voler evitare il percorso della vita cristiana.

“Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.”
E se la nostra preghiera quotidiana, non solo recitata a parole ma impetrata con le azioni quotidiane, fosse: “Signore, non mi prendere con te…!”?
Che cristiani siamo se portiamo questa speranza disperata?
Nelle nostre catechesi; nei nostri catechismi; nei nostri rapportarci agli ammalati; nel nostro educare i figli; nelle nostre prediche, 
o quando noi stessi ci accomodiamo sul trono del cristiano…
Di che vita parliamo?
Che vita testimoniamo?
La tentazione quotidiana a cui siamo sottoposti da parte di satana è che Dio è menzognero.
Ci viene posta dinanzi la morte, non solo fisica, come la dimostrazione di un non amore del Creatore. E la vita terrena diviene l’unica vita da vivere. Stranamente, con una metodologia schizofrenica, il modo propostoci dal demonio per esorcizzare la morte è procurarla!
Forse pensate che stia filosofando? Guardiamoci attorno.
Le nostre città, piccole o grandi; i luoghi di lavoro; i luoghi di “svago”; i nostri matrimoni; gli anziani, i bambini; le famiglie; i luoghi dove si amministra.
C’è un piccola sottile antitesi: “Con o senza”. 
Che cosa può essere l’uomo senza Dio lo vediamo quando spesso è troppo tardi.
Che cosa può essere l’uomo con Dio lo vediamo quando spesso è troppo tardi…
Causa di questa cecità, sordità e mutismo è sempre lo stesso catechista: il principe di questo mondo.  

“Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta…”
Questa richiesta di Filippo attraversa ancora i secoli; è giunta fino a noi oggi.
Sì, c’è un mondo che fa ancora oggi questa richiesta; la fa a Cristo attraverso la Chiesa. 
Voi mi capite, non è questione solo di parlare della “Casa del Padre” ma di mostrarla con segni concreti che c’è la “Casa del Padre”. 
Filippo aveva davanti Cristo;  il mondo oggi ha davanti la Chiesa di Cristo.  
La Chiesa oggi è chiamata ha mostrare la Vita Eterna.

“In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.”
Sì, ci sono delle opere concrete che sono segno della Presenza di Cristo in questo secolo;
sono opere che solo la Chiesa può compiere, se legata a Cristo, chiaramente.
Altrimenti non è Chiesa! I segni concreti della vita in Cristo non sono fare i miracoli;
ma qualcosa di grande, di immenso, che ha un valore universale: l’Amore e l’Unità.   
La morte di questo mondo si vince con la vita in Cristo. La Chiesa, ogni cristiano, è esempio vivente di questo amore fatto di donazione e spogliazione totale;
l’Amore che il mondo non conosce. La Chiesa, ogni cristiano, è esempio vivente di questa unità fatta di essere uno solo corpo in Cristo. Unità che il mondo non conosce.
L’amore che il mondo conosce è quello del dare e dell’avere in cambio,
l’amore di prostituzione. Questo non è l’Amore del cristiano, non è l’Amore della Croce.
L’unità che il mondo conosce è quella dell’unione di interessi, fatta spesso di perverse lobby economiche.
L’Unità di Cristo è aderire all’uomo attraverso il Legno della Croce segno della vita che si dona.       
Sai, chi vede un cristiano vede Cristo;
Ero tentato di scrivere “chi vede un cristiano dovrebbe vedere Cristo”;
un “condizionale” che  sinceramente in questo caso proprio non si può usare, 
non ha senso dire “si dovrebbe vedere Cristo in un cristiano”!
Si deve.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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