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Il rinnovamento interiore

La felicità si impara ogni giorno. Anzi Gesù ci chiama alla beatitudine. Ogni giorno. Ma c’è uno strumento per tenersi allenati? «Che vi è di meglio, di più prezioso della Confessione? Gesù l’ha istituita non solo per ottenerci il perdono dei nostri peccati, ma anche e soprattutto per consolare il nostro cuore. Quando il rimorso lacera il mio cuore, da chi devo andare? Da mia madre? Nonostante la tenerezza, non ci può far niente. Da un’anima? Forse questa confessione romperebbe il legame della nostra amicizia! Dai rappresentanti della giustizia umana? In questo non hanno potere alcuno. Dal ministro protestante? Mi direbbe di ritirarmi nella mia solitudine, di domandare perdono a Dio e di confessarmi da lui. Posso farlo, ma non mi leverei questo peso dall’anima, il rimorso resterebbe. Il ministro giansenista, questo rappresentante di una religione così austera, mi direbbe: “Per me la perdono, ma vede, questo Gesù attaccato alla croce, non è morto per tutti, ma solo per alcuni. Per parte mia ignoro se lei appartenga o meno al numero di questi”. Allora vado dal sacerdote cattolico, m’inginocchio al santo tribunale della Confessione e là trovo il perdono. Là trovo un padre, un amico, un consolatore, un consigliere. Quando mi rialzo, ho udito queste parole: “Ti assolvo nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Va’ in pace, non peccare più!”» (Elisabetta della Trinità, Scritti, Edizioni OCD, Roma 2013, 616-620).

Non lasciamoci rubare la Confessione. Lasciamoci consolare da Dio.

Leonardo Catalano

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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