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Il rinnovamento interiore/3

Una delle parole magiche della vita è dire “scusa”. Non è facile dire questa parola. Utilizzare nei rapporti con le persone questa piccolissima parola risolve e scioglie molte relazioni e molte tensioni. Dire “scusa” vuol dire riconoscere di essere fragili, imperfetti ma capaci di migliorare. Dire “scusa” è segno di rispetto e di impegno. Questo vale anche nei nostri rapporti con Dio. «Due cose sono indispensabili perché Dio ci perdoni i nostri peccati: il dolore e il fermo proposito. Senza il dolore, anche se facessi tutte le penitenze possibili e affrontassi lo stesso martirio, Dio non può perdonare le mie colpe. Vi sono delle cose che possono sostituirsi le une alle altre, anche se sono obbligatorie. Se mi trovo nella impossibilità di confessarmi, posso fare un atto di contrizione perfetta, e questo basta. Ma se non ho questo dispiacere di aver offeso Dio, nonostante la confessione, non posso ottenere il perdono. Quante anime, che noi crediamo perfette, forse sono precipitate nell’inferno per aver trascurato quest’atto di vero dolore che è indispensabile!» (Elisabetta della Trinità, Scritti, Edizioni OCD, Roma 2013, 616-620).

Non lasciamoci rubare il dispiacere di aver offeso e dispiaciuto l’amore del Padre.

Leonardo Catalano

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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