06/07/2017 17.31.09

L’anima brasiliana di Pierluigi Vannella

Da Matteo Salvatore a Dilermando Reis, dalla musica popolare pugliese a quella brasiliana. Il salto sul pentagramma è lungo e per certi aspetti audace quello fatto da Pierluigi Vannella, musicista lucerino al suo primo album da solista dal titolo Carinhoso. Si tratta di un ciclo di 12 tracce che omaggiano lo choro (sciòro), uno dei principali generi popolari sudamericani, e alcuni suoi interpreti come Dilermando Reis, João Pernambuco, Pixinguinha, Villa-Lobos, Domingo Semenzato e Guinga.
Vannella in effetti dal 2005 è il principale promotore della Unza Unza Band, formazione musicale spesso animata assieme a Guido Paolo Longo (fisarmonica) e con il genere folk come punto di riferimento, da quello locale a quello internazionale. 
“Carinhoso in brasiliano significa affettuoso – ha spiegato il 34enne diplomato in chitarra classica al Conservatorio di Foggia – e ho scelto di dare al disco il titolo di un brano bellissimo, che parla di una storia d’amore e trasferisce un’atmosfera di tranquillità, conforto, felicità”. 
Carinhoso è un progetto che nasce dalla passione per la musica brasiliana trasmessagli dai suoi maestri durante gli studi al Conservatorio, dove Pierluigi è entrato a far parte della Choro Orchestra. Questa passione lo ha portato dapprima a incentrare la sua tesi per il biennio in discipline musicali sullo choro e poi alla registrazione del disco.
“Era il mio sogno, dopo tanti anni di studio volevo creare qualcosa di mio e di intimo con la chitarra”.
I brani del disco partono tristi, diventano allegri e poi tornano tristi. È questa la caratteristica dello choro che ha un significato duplice e antitetico. In portoghese choro significa ‘pianto, lamento’, mentre in africano la parola xoro significa ‘festa’. Le due definizioni, anche se contrastanti, sottolineano le diverse nature, malinconica e festaiola, che convivono in questo genere nato a Rio de Janeiro, verso la fine del secolo XIX, come musica di strada eseguita, in forma semi-improvvisata, da gruppi di musicisti per la maggior parte di estrazione ‘colta’.

La copertina del CD

Riunendosi nei suburbi carioca, i suonatori di choro iniziarono a mescolare la struttura armonica di melodie europee, come il valzer e la polka che venivano danzate nei saloni di ballo dell’alta società, con ritmi afrobrasiliani e con la malinconica musica dei nativi indios. Ne nacque un nuovo sound soprattutto strumentale e divenne la prima espressione musicale della classe media urbana a Rio de Janeiro. “Imparare lo choro non vuol dire solo imparare un tipo di musica – ha concluso - ma anche la sua cultura, imparare a sentire l’atmosfera spirituale che si ricrea con gli altri musicisti. Ho visto molti scoppiare a piangere per l’emozione, presi dall’atmosfera dello choro. Prima si impara la musica, poi si scoprono le possibilità offerte dal suo ritmo”.

r.z.

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(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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