09/08/2017 10.22.37

Il volto nuovo di Via Vittorio Veneto

“E’ stata un’impresa nel vero senso della parola, ma adesso posso dire di essere arrivato ormai alla fase conclusiva”.
L’affermazione tra orgoglio e soddisfazione arriva da Danilo Tatta, giovane imprenditore lucerino artefice di un’operazione edilizia che si presentava rischiosa dal punto di vista economico e anche puramente fisico: la ricostruzione del palazzo crollato dodici anni fa in Via Vittorio Veneto.
Dopo la rimozione delle impalcature che restringevano la strada, comincia a vedersi sempre più chiara la crescita di un immobile che sta caratterizzando sia le sorti della viabilità in un punto storicamente strategico della città, ma anche il ritorno alla fruibilità di una zona che in realtà inizia da Rampa alle Mura, cioè la parte retrostante dell’edificio completamente recuperata.
“Il mio obiettivo è stato proprio questo fin dall’inizio e che ritengo accompagnerà sempre la mia attività – ha spiegato Tatta – ossia quello di cercare di rivalorizzare luoghi degradati di Lucera, città che mi ha dato i natali e alla quale sono molto legato. A distanza di due anni dall’inizio dell’opera, oggi siamo addirittura in grado di indicare una data certa per la consegna degli appartamenti, e cioè non oltre la prima metà dell’anno prossimo”.
Tatta proviene da una famiglia che ha sempre operato nell’edilizia, ma questa è stata per lui la sua prima esperienza diretta e di un certo valore.
“Sacrifici, timori, impegno e notti insonni oggi sono ripagati dal fatto che l’impresa è riuscita, per cui vanno ringraziate alcune persone, a partire da mio nonno Giovanni Di Carlo che ha fatto questo mestiere per 50 anni e che mi ha guidato e consigliato in tutti i passi da tenere, la mia famiglia e i miei amici che hanno letteralmente sopportato le mie lamentele e i miei stati d’animo ansiosi in alcuni momenti grigi del percorso. Ricordo a me stesso e alla popolazione che si trattava di un’opera ad alto rischio, tanto che alcuni colleghi molto più esperti hanno preferito rinunciare, oltre al fatto che le dicerie e le falsità si sono sprecate e si continuano a sprecare”.


Singolare come attorno a un palazzo in realtà ci fosse anche una questione sociale.
“Prima degli aspetti tecnici, è stato anzitutto difficilissimo mettere d’accordo tutti i 14 ex proprietari coinvolti da quel crollo, e devo ringraziare anche il sindaco Antonio Tutolo che nel 2015 ha favorito l’incontro di tutti intorno a un tavolo, intercedendo con gli ultimi che non erano convinti di imbarcarsi in questa operazione”.
E’ evidente che per un giovane di 33 anni certi ostacoli sono anche maggiori.
“La credibilità e l’affidabilità sono elementi importanti, e devo ammettere che non è semplice neanche trovare udienza in certi ambienti se il curriculum non è di spessore. Avevo bisogno di fare un passo audace e oggi posso dire di poter mettere nel mio questa impresa che peraltro viene riconosciuta da uno dei più grandi gruppi bancari europei”.
In che senso?
“Posso vantare l’affiancamento del Centro Imprese del Banco di Napoli e qualche giorno fa ha riconosciuto alla mia società un mutuo che mi permetterà di terminare l’opera, oltre ad aver messo a disposizione tassi agevolati per i futuri clienti”.
Quale sarebbe il valore aggiunto?
“Sto realizzando sedici appartamenti di pregio, di classe A, dotati di sistema domotico, riscaldamento a pavimento, inoltre sono in grado di offrire gli appartamenti ‘chiavi in mano’ già completamente arredati e divisi secondo proprio desiderio, grazie al mio staff di designer ed architetti, senza contare che il progetto strizza l’occhio alla tradizione della città. La facciata del palazzo riporta quattro archi che ricalcano idealmente quello vicinissimo di Porta Troia, perché abitare in quel luogo non può prescindere dall’essere materialmente immersi nella storia”.

f.g.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0156s.