08/09/2017 14.48.29

Presidio di operai al Laterificio Meridionale

Si sono sentiti traditi i 24 lavoratori del Laterificio Meridionale, i quali da ieri mattina stanno presidiando la fabbrica che non ha ripreso la produzione su decisione della proprietà. Loro sapevano di dover andare in cassa integrazione per 13 settimane a partire da lunedì 4 settembre quando invece è partita la comunicazione formale di avvio delle procedure di licenziamento collettivo, uno degli adempimenti previsti dalla richiesta di concordato liquidatorio avanzata dalla famiglia Carrozzino, a causa di una forte debitoria (si parla di circa 4 milioni complessivi) con i fornitori e con lo Stato, proprio nel mese in cui l’impresa compie 40 anni di vita. Il titolare ha messo in evidenza un calo del fatturato di due milioni nell’ultimo quadriennio (da sei a quattro) e un bilancio di perdita di oltre un milione nell’ultimo triennio.
La protesta dei lavoratori consiste più che altro in una presenza pacifica fuori dal cancello in Via Pietra, ma proprio questa mattina sono tornati a sollecitare un incontro in Prefettura del quale si sono fatti portavoce esponenti locali del Partito Democratico, in modo da far emergere a livello istituzionale una situazione potenzialmente esplosiva. 
Il malcontento sarebbe dovuto anche alla circostanza che sono fuori da un’azienda che ha ancora mercato nonostante un periodo estivo da sempre di relativa calma nel settore edilizio. Sarebbero una quindicina, infatti, i tir che ogni giorno caricano mattoni per i cantieri anche fuori dalla regione, senza contare la svolta degli ultimi giorni (che però sa di beffa) dello sblocco degli accessi a due cave di materiale che l’azienda attendeva da mesi.
Ad aggravare la situazione c’è stato l’esito negativo dell’incontro tenuto in Confindustria due giorni fa, quando ai sindacati è stato comunicato che non ci sarebbero alternative alla chiusura, non lasciando quindi alcuno spiraglio di ripresa delle attività che i lavoratori hanno auspicato anche a fronte di ulteriori sacrifici.
“Qui c’è gente che lavora da venti o trenta anni – hanno detto a Luceraweb davanti ai cancelli della fabbrica – dando l’anima per questa impresa. Oggi ci ritroviamo praticamente in mezzo alla strada, oltre al fatto che queste decisioni sono state comunicate solo dopo nostra richiesta di spiegazioni alle voci che circolavano da settimane. Perlomeno ci è stato promesso l’accredito dello stipendio di agosto che ci spetta di diritto”.

All'interno della fabbrica i tir continuano a caricare materiale


In effetti in questo momento c’è una situazione di precarietà ulteriore, anche dovuta alle procedure di licenziamento tutt’altro che brevi per operai quasi tutti con mogli e figli a carico. 
“Non lavoriamo, non riscuotiamo, non possiamo andare altrove perché ancora vincolati a questa azienda – hanno aggiunto – per cui l’unica cosa che siamo costretti a fare è attendere i percorsi burocratici e giudiziari, ma noi abbiamo bisogno di risposte urgenti e soprattutto concrete, perché le nostre famiglie non possono aspettare”.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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