26/09/2017 8.05.42

Terrore tumori (2): Lucera terra avvelenata

Qual è l’impatto dell’inquinamento ambientale sulla salute dei lucerini e degli abitanti dei comuni limitrofi?
È la tipica domanda da un milione di dollari a cui forse nessuno saprà o potrà dare una risposta. 
Gli effetti di certo li si riscontra sulla pelle della gente, ma quello che manca sono analisi, studi, statistiche, insomma tutto quanto si possa chiamare indagine sulla diffusione di tumori e altre malattie causate dall’inquinamento e quindi una qualunque forma di attività preventiva che possa mettersi in campo a tutti i livelli: dai singoli cittadini alle più alte istituzioni e organi di controllo.
La settimana scorsa sono stati diffusi alcuni importanti dati a livello nazionale grazie al censimento ufficiale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica-AIOM e dell’Associazione Italiana Registri Tumori-AIRTUM, che ha presentato "I numeri del cancro in Italia 2017" (clicca qui per scaricare il documento).
«Sono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017 (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine). Nel 2016 erano 365.800. La diagnosi di cancro del polmone fra le donne è elevata: 13.600 nel 2017 (+49% in 10 anni), dovuto alla forte diffusione del fumo fra le italiane. Crescono in entrambi i sessi anche quelli del pancreas, della tiroide e il melanoma; in calo, invece, le neoplasie allo stomaco e al colon-retto, grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening. Oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, addirittura il 24% in più rispetto al 2010. Inoltre una conferma: il cancro colpisce più al Nord della Penisola, ma al Sud si sopravvive di meno», è la sintesi della fotografia che emerge dall’analisi. 
Ma se è vero che ci sono fattori di rischio che possono spiegare l’insorgere del cancro - dalla predisposizione genetica ai comportamenti e lo stile di vita delle singole persone (perché è facile dare la colpa a questa o quella discarica o stabilimento quando poi ci ingozziamo di schifezze sofisticate, cibi elaborati, fumiamo e beviamo!) - è altrettanto certo che, sebbene “datati”, i numeri forniti dal Registro tumori della Puglia fanno emergere l’elevata mortalità per leucemie nella provincia di Foggia sia nel sesso femminile che in quello maschile (in condivisione con la provincia di Taranto, di cui conosciamo le vicende industriali). 
Il dato ovviamente andrebbe analizzato in maniera approfondita, ma è noto in letteratura che alcuni metalli pesanti sono implicati in patologie del sistema emolinfopoietico (disturbi immunitari, leucemie, linfomi), soprattutto il cadmio, il piombo, il benzene, così come le radiazioni ionizzanti. Ora, la Capitanata non è certo la ex-Jugoslavia dove è “indigeno” l’uranio impoverito (metallo pesante radioattivo), ragion per cui, laddove i militari avessero prestato servizio, sono tenuti ad osservare un rigoroso monitoraggio clinico-ematologico. Il dato dei tumori del sangue nella provincia di Foggia è dunque preoccupante?
Per dare una risposta si deve tornare a bomba: nonostante la lodevole attività del Registro tumori pugliese, manca un’effettiva sorveglianza epidemiologica con analisi capillari e dati aggiornati.  
Un’altra domanda è: se c’è un dato in crescendo dei casi di leucemia nella nostra provincia, come mai la popolazione non avverte questa preoccupazione a livello istituzionale, di organi di prevenzione e di controllo? 
Sversamenti di fanghi di ignota provenienza, interramento di rifiuti pericolosi di ogni specie, dispersione sui campi di pesticidi illeciti o concimi di dubbia produzione, materiali e polveri di vario tipo, incendi quotidiani di rifiuti, puzze nauseabonde che invadono i territori: sono solo alcuni degli atti criminali che vengono perpetrati ogni giorno anche nel nostro circordario. 
Da anni si ha l’impressione che la Capitanata sia zona di nessuno destinata ad affiancare la Terra dei fuochi campana, più nota alle cronache nazionali, o altri territori violentati dal business dello smaltimento illegale di rifiuti. Ormai è facile anche ripetere la triste espressione: Capitanata terra avvelenata. 
Più volte Luceraweb ha rimarcato la mancanza di controlli mirati e di sorveglianza da parte, anzitutto, degli stessi cittadini, paventando lo spettro dell’insalatina killer che finisce anche nei piatti dei lucerini. Solo dopo clamorose operazioni delle forze dell'ordine qualcuno si ricorda di aver visto strani movimenti nei campi e un viavai di camion..., anche se qualche volta si è sentito pure di denunce cadute misteriosamente nel vuoto.
Tuttavia, se situazioni come discariche abusive, cave in cui si sotterra di tutto, e casi come Giardinetto o Alghisa, quando vengono scoperte, sono paradossalmente più “gestibili” perché sotto gli occhi di tutti, anche di chi non interviene per le bonifiche, c'è da domandarsi che cosa si sta facendo, per esempio, per combattere gli incendi.

Lucera, come altre zone, è ormai vessata da continui roghi ai limiti del centro urbano. Specie d’estate, l’aria è irrespirabile a ogni ora del giorno e della notte. Questi fuochi costituiscono sia un pericolo immediato per la popolazione (altro che incendi controllati!) sia per le possibili intossicazioni e problemi per la salute più significativi a lungo termine. La cronaca territoriale rimarca che spesso non si tratta solo di stoppie ma si brucia di tutto, dalla plastica ai rifiuti pericolosi. Nelle scorse settimane ha fatto clamore l’incendio della discarica di Castelluccio in agro di Foggia, ma i carabinieri del Noe hanno scoperto di recente anche un imprenditore del foggiano che smaltiva illecitamente migliaia di tonnellate di rifiuti speciali in aree agricole e siti non autorizzati e li incendiava regolarmente di notte.
Vere e proprie “bombe” per i polmoni della popolazione e non solo, dato che tali roghi sprigionano diossine (note sostanze cancerogene) che liberate nell’ambiente, risalgono la catena alimentare a partire dai vegetali, passando agli animali erbivori (in particolare nel grasso), ai carnivori e infine all'uomo. 
Dove erano i controlli? E i proprietari dei fondi cosa facevano nel frattempo? Sono o no custodi dei loro beni? E i comuni? A loro tocca la vigilanza con tanto di sanzioni. Eppure, anche in questo caso, pare che il problema non esista o venga troppo sottovalutato. E così sfugge alla mente che ci possa essere un collegamento tra una malattia e un incendio clandestino di rifiuti. Ad aiutare ad attivare un ipotetico campanello d’allarme non ci sono nemmeno dati sufficienti a supporto. 
Terra, cielo, fuoco… manca l’acqua. A tale proposito ricordiamo che a oggi, a distanza di sei anni, è tenuto ancora segreto il famoso dossier contenente i dati sulle analisi dell’acqua effettuate dopo la rottura della condotta a Ripatetta. Questo solo come esempio di quanta parte di informazioni utili alla popolazione non vengano rese note. 
Un’analisi geografica dell’incidenza di tutti i tipi di leucemie nella provincia di Foggia è ormai uno strumento indispensabile. Non è possibile continuare a non tenere conto di ciò che sta accadendo a livello di inquinamento nel territorio, come non è possibile lasciare che la popolazione, nel 2017, ancora brancoli nel buio su argomenti così importanti. 

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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