12/10/2017 10.03.02

Gli scenari criminali a Lucera

Mentre a Foggia sta per insediarsi Ludovico Vaccaro come nuovo procuratore della Repubblica, e Corrado Di Corrado ha già preso possesso della presidenza del tribunale, da qualche anno a questa parte la ricostruzione di dinamiche e scenari criminali in Capitanata (e più in generale sul territorio italiano) non viene più affidata solo alle voci e alla storia, ma anche a previsioni e proiezioni redatte con cadenza semestrale dalla Direzione Investigativa Antimafia. L’ultima relazione fa riferimento al secondo semestre dell’anno scorso dove viene confermato che attualmente sono Cerignola e San Severo le due realtà (assieme a Foggia) più a rischio in provincia, oltre all’ormai sempre più cruenta situazione derivante dalla mafia garganica. 
Da qualche anno a questa parte l’analisi che riguarda Lucera ricopre uno spazio limitato, con uno sguardo più al passato di questo secolo che alle intuizioni in prospettiva, tanto che una seppur breve citazione è ricomparsa dopo almeno un paio di stagioni di silenzio. 
“La disgregazione dei clan storici, dovuta agli esiti processuali delle inchieste Svevia e Tornado – si legge nel documento - ha dato vita nel tempo a piccoli gruppi, non meglio strutturati e composti in gran misura da giovanissimi, dediti alla commissione di reati predatori ed allo spaccio di sostanze stupefacenti".
Questa analisi, se raffrontata con altre di comuni molto vicini, lascerebbe una certa rassicurazione sul livello di criminalità in città, ma bisognerebbe poi raffrontarla con le percezioni di sicurezza e protezione avvertite dalla popolazione, sia per i reati citati che per altri che forse sfuggono a statistiche e documenti ufficiali. Perché, per esempio, cinque rapine nell’ultimo mese sono una statistica perlomeno preoccupante, ma nel recente passato si è riaffacciato il traffico di droga e prima ancora l'escalation di bombe aveva provocato pure un morto.
Comunque sia, gli esiti dei famosi processi Svevia e Tornado ancora oggi sono visti, e considerati a livello nazionale, come una sorta di ipoteca sul presente e futuro criminale di Lucera. Questo contesto in realtà era stato messo in discussione con le operazioni Atlantic City (2011) e Reset (2012) che invece hanno portato a una raffica di assoluzioni in appello, tranne ovviamente la sola condanna a otto anni di Vincenzo Cenicola per l’omicidio preterintenzionale di Fabrizio Pignatelli, avvenuto esattamente sei anni fa.

Il blitz Svevia del 2000, assieme ai due denominati Tornado del 2005, hanno praticamente attraversato tutto lo scorso decennio, rivelando un contesto in cui sono rimasti coinvolti numerosi esponenti della criminalità lucerina e foggiana. 
I rispettivi processi hanno portato a numerose e pesanti condanne, mettendo fine, secondo la procura, a una feroce guerra di mala che contrapponeva due opposte fazioni che si contendevano le estorsioni e il traffico di armi e droga. Si registrarono cinque omicidi e una lunga serie di ferimenti incrociati. Furono almeno quattro collaboratori di giustizia a far ricostruire un contesto di tensioni sempre più crescenti alla fine degli anni 90, con la spaccatura tra la famiglia Tedesco, con a capo Antonio, e un altro gruppo di ex affiliati, con a capo Khaled Bayan, che voleva a muoversi in autonomia. Entrambi sono stati condannati all’ergastolo (Tornado), ma diversi sodali stanno scontando pene pesanti già da diversi anni.

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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