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Tumori (4): Leucemie, intervista al dottor Santodirocco

Luceraweb ha contattato un ematologo esperto in malattie del sangue che si è reso disponibile ad un’intervista su un argomento di attuale importanza, come la malattia leucemica. Si tratta del dottor Michele Santodirocco, direttore medico della banca regionale del cordone ombelicale che ha la sua sede presso la “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo.

Dottore, anzitutto grazie. Partiamo dall’inzio: che cos’è una leucemia?
La leucemia un tumore maligno della cellula staminale emopoietica, cioè quella cellula da cui originano tutte le cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Le cellule staminali emopoietiche, che si trovano nel midollo osseo rosso, danno origine a due linee cellulari: mieloide, (da cui originano i globuli rossi, piastrine e alcuni tipi di globuli bianchi, quali granulociti e monociti) e linfoide, da cui originano i linfociti (un altro tipo di globuli bianchi).
A seconda della linea cellulare verso cui evolve il clone leucemico, cioè la cellula staminale “impazzita”, si parla di leucemia linfoblastica acuta (LLA), leucemia mieloide acuta (LMA), leucemia linfatica cronica (LLC), leucemia mieloide cronica (LMC). Pertanto, il termine leucemia si riferisce ad un ampio gruppo di tumori maligni che colpiscono il sangue, il midollo osseo e il sistema linfatico, conosciuti come "tumori dei tessuti ematopoietici e linfoidi". Le forme acute si manifestano sin dallinfanzia (a volte anche  in epoca neonatale) mentre le forme croniche affliggono soprattutto soggetti di età adulta con una maggiore frequenza in relazione all'incremento dell'età. 

Come si diagnostica una leucemia?
Il quadro clinico della leucemia è dovuto essenzialmente all'infiltrazione del midollo osseo da parte del clone neoplastico (cellula staminale impazzita) e alla conseguente distruzione delle cellule emopoietiche normali: il paziente affetto da leucemia sviluppa dunque anemia, per insufficiente produzione di globuli rossi, infezioni frequenti e gravi per la ridotta produzione di globuli bianchi ed emorragia a causa di ridotta produzione di piastrine. Pertanto, la malattia viene solitamente diagnosticata grazie ad analisi del sangue e successiva biopsia del midollo osseo. 

Quali sono le cause? 
La causa esatta delle leucemie è ancora sconosciuta. Diversi fattori, sia genetici (familiarità, sindrome di Down) che ambientali (l'esposizione alle radiazioni ionizzanti, tipo quelle sprigionatesi dopo il disastro nucleare di Chernobyl, la stessa radioterapia o gli stessi chemioterapici, alcune sostanze chimiche come il benzene, i metalli pesanti), sono ritenuti come possibili fattori di rischio. Anche il fumo di sigaretta è implicato nell’eziopatogenesi delle leucemie laddove il benzopirene, le aldeidi tossiche, il catrame e certi metalli pesanti, come cadmio e piombo presenti nel fumo di sigaretta, sono i fattori maggiormente responsabili. Inoltre, alcuni virus tra cui l’HTLV I e II Virus Umano T-linfotropico sono associati ad alcuni tipi di leucemie (leucemia delle cellule T dell'adulto).

Come si cura la leucemia?
Il trattamento comporta la combinazione tra chemioterapia, radioterapia e trapianto di midollo osseo, in aggiunta alla terapia di supporto e alle eventuali cure palliative. Il successo del trattamento dipende dal tipo di leucemia, dall'età del paziente e dalla provabilità di reperire un donatore di cellule staminali compatibile. Il tasso di sopravvivenza media è maggiore nei bambini rispetto agli adulti. 

Può spiegarci in poche parole in che cosa consiste uno studio epidemiologico e a che cosa serve?
In poche parole è impossibile in quanto è molto complesso. L'epidemiologia è quella scienza che ha lo scopo di analizzare le cause, il decorso e le conseguenze delle malattie. Essa si articola fondamentalmente in tre settori: l’epidemiologia descrittiva, che studia la frequenza e la distribuzione delle malattie nelle popolazioni; l’epidemiologia analitica che studia le relazioni causa-effetto tra fattori di rischio e malattie (ad esempio: fumo di sigaretta e cancro del polmone); l’epidemiologia sperimentale che valuta l'efficacia degli interventi sanitari adottati in seguito a indagini epidemiologiche.
Per rendere semplice il concetto, gli epidemiologi studiano una popolazione sana ed una malata e cercano di trovare le differenze cruciali tra i sani e i malati.
Per far questo, gli epidemiologi analizzano la frequenza di una malattia (cioè “quando” e “quanto” la malattia compare) e la distribuzione (dove la malattia compare), in funzione di fattori determinanti (cioè i fattori che se alterati inducono una variazione della frequenza o di altre caratteristiche della malattia) sia di soggetti sani che malati, in una determinata popolazione (gruppi di individui, di solito della stessa specie, con uno o più fattori in comune).

In che modo si effettua uno studio epidemiologico?
Gli strumenti in mano agli epidemiologi sono differenti: fondamentalmente gli epidemiologi si avvalgono di studi osservazionali e sperimentali.
Uno studio osservazionale, ad esempio, tende a dimostrare i possibili effetti di vari fattori di rischio (o protettivi), su un gruppo di persone, osservando gli eventi che si verificano senza alcun intervento da parte dello sperimentatore (in contrasto con gli studi sperimentali, nei quali lo sperimentatore introduce nello studio un nuovo fattore, ad esempio un farmaco, per studiarne l'effetto sulla popolazione osservata). Gli studi osservazionali si distinguono a loro volta in analitici o eziologici, di correlazione geografica o temporale e descrittivi. Tra quelli analitici ed eziologici ci sono gli studi longitudinali (caso-controllo, di coorte) e trasversali (analitici e descrittivi).
Gli studi sperimentali si dividono invece in Trial sul campo, Trial di interventi di comunità, Trial controllati randomizzati (sperimentazioni cliniche) in cieco, doppio cieco e controllati. 
Non esiste una classificazione univoca delle tipologie di studi epidemiologici e una loro esposizione esauriente sarebbe difficile in pochi minuti. Tuttavia, questo rende l’idea, della complessità della epidemiologia e di una semplificazione in “poche parole” a proposito.

Come si effettua un’analisi epidemiologica?
Prima di tutto dobbiamo sgombrare la mente dell’opinione pubblica che l’epidemiologia sia soltanto un’applicazione della statistica. L’epidemiologia è una macchina che non si ferma mai! I dati di frequenza di malattie vengono continuamente aggiornati dai Registri Tumori (di prevalenza, cioè della presenza di malattia data del numero di casi/popolazione a rischio e di incidenza, cioè i nuovi casi di malattia in un periodo/sulla popolazione a rischio nel periodo). Il punto è che non sempre si riesce a determinare un nesso di causa-effetto tra fattore determinate e sviluppo di malattia. Mi spiego meglio: per stabilire un’associazione di causalità occorre eliminare tutti i possibili fattori di confondimento, cioè una situazione in cui un fattore (o una combinazione di fattori) diverso da quello in studio è responsabile, almeno in parte, dell'associazione che abbiamo osservato. Quando è presente un fattore di confondimento, i dati grezzi mostrano un quadro sbagliato della correlazione tra causa ed effetto.
Inoltre, qualsiasi metodo statistico non può costituire, di per sé, la prova che un'associazione tra due fenomeni sia basata su una relazione causa-effetto. Infatti, la prova deve avvenire seguendo una metodica accettata nel mondo scientifico, e cioè verificando la rispondenza a cinque precisi criteri di causalità: 1) consistenza: l'associazione tra fattore di rischio e malattia deve essere confermata in contesti diversi; 2) forza: quanto maggiore è il rischio relativo, tanto più probabile è la relazione di causa effetto; 3) specificità: misura fino a che punto una specifica esposizione induce una specifica malattia; 4) temporalità: l’esposizione al fattore deve precedere la comparsa della malattia; 5) coerenza: l’associazione deve essere biologicamente plausibile, da stabilire con metodi diversi (per esempio, su modelli animali). 

Quali sono i tempi per uno studio epidemiologico?
I tempi necessari per uno studio epidemiologico sono alquanto variabili. Ad esempio, per la sperimentazione di un nuovo farmaco contro il cancro, i tempi in media sono di almeno sei anni di ricerca, per poter essere ammesso ai trials clinici, otto anni tra l'entrata nei trials clinici e l'approvazione da parte delle agenzie regolatrici per la vendita al pubblico. Esistono diversi motivi per cui uno studio epidemiologico può richiedere molto tempo, uno su tutti è l’inadeguatezza del numero del campione. Inoltre, in ogni campione di popolazione ci potrebbero essere sottopopolazioni, e quindi non tutti potrebbero prendere parte allo studio. Alcuni studi, infine, richiedono una combinazione non usuale di popolazione e caratteristiche di malattia. Si comprende bene, pertanto, come uno studio fatto bene richieda mezzi, tempi e risorse adeguate. Per quanto detto, i colleghi epidemiologi svolgono davvero un compito arduo e a loro va tutto il mio apprezzamento. A mio avviso, data la straordinaria importanza e complessità della materia, si dovrebbe investire maggiormente nell’epidemiologia, in quanto, il nesso causa-effetto tra fattore determinante e malattia aprirebbe le porte alla prevenzione in primis ma anche alla elaborazione di una possibile terapia.  Tuttavia, tengo a precisare che lo stato di benessere fisico, psichico e sociale, dei singoli e della collettività, che tutti ci auspichiamo e derivante  certamente dall’allontanamento o dalla correzione dei fattori causali di malattia, non può non essere conseguente anche a un corretto stile di vita e senso civico che ogni cittadino dovrebbe mettere in pratica sempre. 

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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