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Don Malatacca: “Ridateci il nostro Halloween!”

Ridateci Halloween e date un senso a ciò che fate. Don Rocco Malatacca lo ha ribadito due giorni fa su Aleteia, il noto giornale online che vuole offrire "una visione cristiana del mondo”.
In un articolo a sua firma, il sacerdote lucerino - che proprio il 31 ottobre scorso a Orsara di Puglia ha parlato della tematica nell’ambito di un importante convegno (che ha catturato anche l’attenzione di alcuni media nazionali, tra cui TV 2000) intitolato “Di Luce e d’Ombra”, dal titolo del suo libro (Tau editrice, Todi 2016) incentrato sui significati della notte del primo novembre orsarese - rivendica le origini cattoliche della festa di Halloween e, anzi, le individua proprio nella città dei Monti Dauni, dove è parroco da tre anni, e di cui ha studiato usanze e tradizioni millenarie.
“...Ciò che conta è che show must go on e la grande recita si metta in moto – spiega don Rocco su Aleteia.com - che si metta in moto il mercato, ci sia gente in piazza e nei negozi, che insomma tutto questo processo vada avanti. Halloween ha un senso, è un insieme di cose in movimento che va in un senso e puoi vedere che verso stanno prendendo le cose. In tutto questo grande meccanismo in movimento il significato non importa, in un rito collettivo conta se anche tu ti unisci al flusso della corrente. (…) Arriviamo noi cristiani e un po’ spersi cerchiamo di raffazzonare travestimenti di santi, adorazioni alternative, Holyween e cose varie che possono avere significato per quel gruppetto che organizza, ma che non ha un vero e proprio senso. Non portano da nessuna parte perché non sono un rito, esistono solo in opposizione al grande fenomeno combattuto”.

Don Rocco Malatacca

Nel suo testo Malatacca illustra la genesi di quello che era “un rito popolare, squisitamente cattolico. Coinvolgeva, perché non era settario, non si consumava a mangiare pizza nei locali parrocchiali, come gente assediata da nemici”.
Così parte il racconto del rito della Notte di Purgatorio e della processione di Fucacoste, “che si celebrava molto probabilmente già poco prima dell’anno mille, perché era una usanza della Galizia e Orsara era una fondazione galiziana in terra italiana. Poi, si è diffusa in tutto il Sud Italia e nelle Isole, ma in questo piccolo paese c’è la radice”.
Una ricorrenza in cui, tra luci e ombre, fuoco e “messe nere” (non quelle sataniche, ovviamente), il fulcro erano la famiglia, la condivisione, la convivialità, poiché, precisa il prete: “Tutti cercavano di radunarsi in una casa, per una comunione oltre il tempo: non solo i vivi, anche insieme i defunti”.
Insomma, un viaggio dal senso di un rito contadino all’Halloween pagano dei nostri giorni (in cui la festa è stata svuotata, proprio come le zucche), passando per analisi antropologiche e storico-religiose.
Niente Celti, niente streghe, scheletri e strane usanze, spesso inventate a fini commerciali, Malatacca “smonta” tutto e dà alcuni suggerimenti pastorali per vivere quello che altro non era che il “Vespro di Tutti i Santi”, con un recupero del rito.
“Abbiamo a disposizione un rito – dice - che va solo messo in moto, un grande teatro in cui ognuno ha la sua parte. Non lo si fa in parrocchia, ma anche in chiesa, non solo nei saloni, per gruppi e gruppetti isolati. Si fa in casa, in strada, in piazza, in chiesa. Coinvolge. Il rito insegna che noi credenti non abbiamo simboli, ma la realtà: nel rito la luce è la luce, la fiamma è la fiamma, il cibo è cibo e così via. Si usa la realtà, non la simbologia, e si usa per fare qualcosa”.

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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