11/11/2017 8.03.55

Bisogna “uscire” da qualche parte

Vangelo (Mt 25,1-13)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Il commento di Michele Cuttano, diacono
Gesù descrive sempre gli appuntamenti con gli uomini come eventi di gioia…
Questa settimana, infatti, ci sono dieci vergini che si preparano ad accogliere lo sposo. 
Nel primo versetto c’è subito un verbo che ci spinge a riflettere sulla nostra esistenza 

“Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro alla sposo”.
Uscire, è un verbo che descrive gli aspetti fondamentali della nostra vita.
Siamo usciti dal grembo di nostra madre e abbiamo incontrato la luce del sole;
siamo usciti dalla nostra solitudine quando abbiamo incontrato il primo amico;
quando ci siamo innamorati siamo usciti da noi stessi e aperti ad un essere umano;
per chi è sposato c’è stato un giorno in cui è uscito dalla casa dei ricordi per entrare in quella del domani;
usciamo la mattina per lavoro, 
usciamo per andare a scuola, 
usciamo per intraprendere un viaggio;
usciamo da un amore…
Usciremo un giorno per sempre da questa vita per unirci a Dio in maniera completa, fisica e spirituale. 
A tutti gli incontri ci si prepara in modo da essere graditi alla persona che si incontrerà.
Se esci per non incontrare nessuno ti prepari o come piace a te o non ti prepari affatto!
Cara sorella e caro fratello, il brano del Vangelo odierno parla di 5 vergini sagge e di cinque vergini stolte. La loro saggezza o stoltezza è legata unicamente al come si sono preparate per “l’incontro cruciale della loro vita”. 
Ci sono modi e modi per prepararsi a questo incontro.
C’è un’attesa attiva che ci chiama in causa, ci coinvolge, un’attesa che appartiene al nostro oggi.
Ogni essere umano appartiene al gruppo delle dieci vergini, ognuno di noi ha la certezza di questo appuntamento. Ognuno è libero di prepararsi a modo suo, c’è un tempo dove ognuno di noi è chiamato a vivere il proprio essere cristiano esercitando il proprio libero arbitrio.
Sembra infatti che lo Sposo tardi ad arrivare, lasci andare le cose come ognuno vuole, sia assente.
Questo è il tempo per capire che cristiano sei.
Sì, proprio nel prepararti a questo incontro si gioca tutta la nostra vita.
L’attesa è lunga?
Ti rendi conto che il mondo va per fatti suoi e non attende più nessuno?
E allora scegli.
Segui le cose del mondo, mettiti alla ricerca tutti i giorni di come fare soldi, di come spassartela e godere dei beni che hai, non perdere tempo a fare il bene, se proprio lo vuoi fare fallo a te stesso che ne hai tanto bisogno: lo sposo tarda, magari non verrà più! 
Credi che lo Sposo verrà?
Bene, allora vivi l’oggi in funzione di questo incontro.
Vigila e sii perseverante in questa attesa. Fratello, vivere pensando a questo incontro non significa vivere pensando giorno e notte alla morte, ma significa riempire la tua vita di contenuti veri, indistruttibili dal tempo e preziosi davanti a Dio.
La fede si alimenta di opere buone, non quelle che farai magari domani ma quelle che fai oggi.
Quella lampada che ci è stata affidata con la vita va riempita con l’olio delle opere buone, quelle fatte per il prossimo che non può ricambiarti in nessuna maniera.
San Francesco (che Santo!) arrivato alla fine dei suoi giorni terreni diceva ai presenti :”Fratelli cominciamo a fare il bene, perché finora abbiamo fatto poco!”               
Una sola cosa ti chiedo: Ti prego non vivere la tua vita da cristiano facendo “nà bott e nà bott”, un cristianesimo da trasformista, da tiepido. 
Fa venire la nausea persino a Dio!

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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