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Apriamo il presepe della vita al mondo

Vangelo (Lc 2,1-14)
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Il commento di Michele Cuttano, diacono
Spesso lo dimentichiamo ma il Natale è la Storia d’Amore dell’umanità che coinvolge uomini e donne non come marionette o statuette da presepe o numeri da contare o che non contano…
Come è ingannevole il mondo, con una pazienza certosina ha spostato il cuore del Natale dagli uomini alle cose.
E noi a guardare…
Forse questo ci aiuta a capire che in fondo le statuette del presepe siamo diventati noi oggi con il nostro essere indifferenti, con il nostro sempre dire di “sì” con la testa come quegli assurdi finti cagnolini che si mettevano in auto negli anni settanta, che facevano sempre di “sì” con la testa quando l’auto era in moto.
San Giuseppe, la Vergine Maria non avete idea da quanto tempo non sono più immobili nel presepe di casa o della parrocchia.
Anzi, per essere sinceri, non sono mai stati fermi in posa, sono sempre stati in cammino; 
e sono in cammino per le strade del nostro mondo.
In cammino nel cuore di uomini e donne d’oggi, che vivono nelle nostre città, che sanno dire di “sì” alla vita.  
Forse potremmo anche imbatterci noi in questa coppia innamorata della vita come un dono straordinario ma quotidiano di Dio.
Già, tutte quelle mamme e quei papà che amano i loro figli nelle loro esistenze segnate dal peccato o dalla sofferenza.
In quei genitori che attendono il turno per parlare con i loro figli davanti alla porta così grande, pesante e chiusa di un carcere.
In quelle donne che hanno sperimentato sulla propria pelle il rifiuto del compagno della vita e che continuano ad amare e ad essere l’unico faro per  figli buttati in una scialuppa di salvataggio troppo squarciata nel mare della vita.
In quegli uomini che amano  la donna del “sì” pronunciato davanti a Dio cinquant’anni prima come se fosse la donna più adorabile dell’universo incontrata una settimana fa… 
In quei genitori che non trasformano la salute dei propri figli e l’immenso dolore che si portano dentro come un caso giuridico internazionale ma che hanno il coraggio di portare queste vite preziose per sempre con loro.
Negli uomini che non perdono niente di Cristo anche se sono chiamati dalla collettività a percorrere e condividere anni di reclusione con altri uomini.
Nei volontari che veramente senza nessun compenso umano spendono il meglio della loro vita nella “borsa dell’amore” che non produce fregature nè ammanchi;
è sempre in attivo!
Apriamo il presepe della vita al mondo.
Il demonio vuole che noi recitiamo un ruolo che non ci appartiene.
Se consegniamo le nostre esistenze al mondo diveniamo dei pezzi di carne legati a fili di burattini.
Il nostro corpo, la nostra sessualità, i nostri affetti, la nostra salute…
E’ diventato tutto uno spettacolo, una vetrina dove mostrare come mercanzia le nostre esistenze.
Ma poi il conto che ci viene passato è salato, molto salato:
l’infelicità estrema, una infelicità senza limite… 
Noi in Dio non siamo burattini.   
Non apparteniamo alla terra;
viviamo sulla terra 
ma siamo fatti di Dio. 
Il Natale è proprio riscoprire quanto valgono le nostre vite in Cristo. 
La vita di tua moglie;
la vita dei figli;
la vita del prossimo che incontri nel quotidiano,
la tua vita.
Accogliere il Natale nella novità.

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia.
In fondo come pastori nella notte ci aggiriamo pensando di “fare la guardia” alla nostra esistenza, cercando di custodire la nostra vita.
E c’è la proposta di Dio di volgere lo sguardo non alle cose del mondo ma a Suo Figlio.
Fratello di questo anno così imbarazzante ma finalmente rivelatore della nostra  società evoluta,
non temere, sei chiamato alla grande gioia: Accogliere Cristo Salvatore. 
Come la Vergine Maria oggi ogni cristiano è chiamato a partorire Cristo al mondo ma, attenzione, 
la Vergine Maria, dopo aver partorito Gesù, ha continuato a portare Gesù al mondo nel Suo Grembo, così anche oggi ogni cristiano, porta Cristo nel mondo, ma non smette mai di portarlo in se stesso. Poveri noi se portando Cristo al prossimo, dimenticassimo di portarlo dentro di noi. 
Buon Natale da un servo inutile 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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