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Ricominciamo…

Vangelo (Mc 1,7-11)
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Il commento di Michele Cuttano, diacono
C’è ancora qualcuno che aspetta Cristo che venga come un potente… un giustiziere… ed invece
Il Figlio di Dio si mette in fila con gli ultimi per ricevere il Battesimo di Giovanni.
Come pubblico esordio del Figlio di Dio non è proprio il massimo, certamente noi avremmo fatto, anzi facciamo, diversamente, tutti presi dallo stare con la “crema della gente”. E che non mi passano per la mente quando in parrocchia bussa un riccone o un poveraccio? Come sono diversi i nostri atteggiamenti di vita, i nostri volti, i nostri sorrisetti ironici per i poveri e ossequiosi per i potenti, o il banco riservato in Chiesa quando viene quel personaggio… va, è meglio che mi fermo qui nel raccontare certe “diversità” dei cristiani rispetto a Cristo.   
A Gesù i giudizi umani non interessano affatto!
Il fatto importante è che Lui ha scelto di stare “dalla parte” dei lontani, di coloro che sentono che la propria vita è carente.
Il Battesimo, se non lo sapete, ci fa entrare a far parte della Chiesa, ci dona una nuova famiglia.
Ebbene, la famiglia che Dio ha scelto per suo Figlio, a quanto pare, è fatta di peccatori.
Faccio peccato o offendo le vostre orecchie pure se vi dico che in pratica Cristo ha scelto me e te?
Dio che si relaziona con la nostra umanità laddove questa è sconfitta dal male.
Dio che non ha paura di sporcarsi nelle acque piene di peccato del Giordano, Dio che si sporca le mani, le vesti: pur di starmi accanto prende il mio male su di Sé.
Cristo che mi è compagno di viaggio nelle mie miserie quotidiane, nelle mie sconfitte, nei miei rinnegamenti, nei miei giudizi.
Penso che anche i peccatori in fila da Giovanni, se lo avessero riconosciuto, avrebbero pensato: “Il Figlio di Dio che ci fa qui? Noi ci purifichiamo perché vogliamo andare da Lui e Lui invece che viene da noi!”
E’ Dio che fa il primo passo verso di noi, non siamo noi che andiamo da Lui.
Attenzione però, in quest'incontro avvengono dei fatti straordinari.
Un gesto di purificazione viene trasformato in un “sacramento di vita eterna”.

“E, subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento” 
E’ il Battesimo che ci dona lo Spirito Santo per diventare nuove creature, per trasformarci in Chiesa Santa e in cammino di conversione.
Cari fratelli, c’è purtroppo da mettere in evidenza che, spesso, quando noi parliamo di sacramenti, nella fattispecie del Battesimo, tanti sono gli aspetti che curiamo, a cui dedichiamo tante attenzioni ma dimentichiamo la cosa più importante.
Mi è capitato in passato di preparare le coppie di genitori e padrini per il Battesimo dei loro bambini. Le loro facce sono eloquenti, assenti, con la mente altrove… 
I genitori sono presi dalla festa al locale, dalle bomboniere, dal vestito e dal fotografo, dall’offerta da “dare” in Chiesa;
i padrini dalla catenina da regalare…
Abbiamo ridotto il Battesimo dei nostri figli ad un vuoto evento di consumismo. 
E la vita eterna? E la fede da trasmettere? E la testimonianza? E la conversione?
Mi rendo conto che, se vogliamo ritrovarci come cristiani, dobbiamo ripartire dal nostro Battesimo.
Ripartire, in questo caso, significa rivivere.
E’ come quando vuoi riconquistare l’amore di un qualcuno che hai perso.
Devi ritornare alle radici, ritrovare la molla che ti ha spinto a dimenticare l’universo che ti circonda per amare quella persona.
Sì, è vero, quando ami veramente qualcuno dimentichi tutto quello che ti circonda, non ti importa più niente di niente, pensi solo a quella persona.
E’ importante, per ognuno di noi, vedere cosa è rimasto nel proprio vissuto del Battesimo.
Laddove, con molta sincerità, dovremmo riconoscere che in noi è rimasto poco o niente non dovremmo far altro che rivolgerci al nostro caro “Compagno di viaggio”.
Cioè, si tratterebbe di scegliere con chi si vuole riprendere a camminare nella vita.
Questo nostro riprendere un nuovo cammino non deve essere solo un “pio” pensiero invernale e non è “dedicato” solo ai fratelli laici, anzi, si inizia con gli “Ordinati”.
Davanti a Dio dire e non fare non conta proprio un bel nulla. 
Riprendere in mano il Battesimo significa per molti versi ritornare ad essere dei catecumeni, dei cristiani che si mettono in cammino facendosi accompagnare da Madre Chiesa.
Non ci si diventa cristiani con una bacchettata magica stile mago Merlino.
E’ un lento e serio cammino alla sequela di Gesù.
Un giorno ci chiederanno che cosa abbiamo fatto del nostro battesimo…
Quanti avranno da tirare fuori solo la catenina, qualche foto, un certificato d’idoneità e il nostro cuore inaridito con un manifesto attaccato sopra, di quelli tipo a lutto, con la scritta:
“Qui giace soffocato, da me non alimentato, senza aver portato frutto, il mio battesimo”.
Il Battesimo, il nostro Battesimo, tempo di conversione, tempo per riprendere il cammino.
La vita del cristiano non si misura con i chilometri fatti… ma con quelli da fare. Se vivi la tua Fede valutandola secondo la tanta strada fatta, pensando che i tanti percorsi fatti siano un “merito”… hai certamente abbandonato la strada di Gesù. Prete o laico, sano o malato, ricco o povero… per stare con Cristo hai tanta strada ancora da fare, siamo sempre all’inizio! 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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