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Tutolo e Zingaro 'archiviati' su Montagano

Rischio di inquinamento dell’acqua potabile e interesse della popolazione a conoscere il pericolo. La popolazione lucerina aveva diritto di sapere, e nella maniera corretta, i fatti.
Su questo ruota la sintesi delle motivazioni espresse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Foggia che ha posto fine a una vicenda giudiziaria che ha riguardato Luceraweb.
Negli articoli “incriminati” si riportavano “fatti processuali veri” che trattavano “senza dubbio questioni di rilievo pubblico e quindi sussisteva un interesse della collettività locale alla conoscenza del fatto” nel rispetto della continenza, della realtà sostanziale e senza l’utilizzo di termini offensivi. La conclusione è stata l’archiviazione.
I fatti risalgono al 2015 quando Riccardo Zingaro, direttore responsabile di Luceraweb e corrispondente della Gazzetta del Mezzogiorno, scrisse alcuni articoli su entrambe le testate in merito al processo che vedeva coinvolti AQP e Bioecoagrim sull’ormai nota vicenda della rottura della condotta dell’acqua che attraversa il sottosuolo dell’azienda di Ripatetta.
Nel marzo 2011 la città rimase a secco per cinque giorni, ma quello non era l’unico aspetto su cui negli anni si concentrò l’attenzione di Luceraweb, dapprima chiedendo conto del famoso dossier secretato che conteneva presunte verità sulle analisi dell’acqua effettuate (e di cui tuttora nessuno ha rivelato ufficialmente alla popolazione il contenuto) e poi sulle conseguenze giudiziarie che portarono appunto AQP a chiamare in giudizio la Bioecoagrim. 
Il risultato finale fu un’ordinanza del giudice dell’allora tribunale di Lucera che sancì la responsabilità dell’azienda che si sta effettivamente accollando i costi del conseguente spostamento della condotta idrica a Ripatetta. 
Su questa grande e delicata questione si concentrò il lavoro di Zingaro, ma sul quale Dario Montagano, proprietario della Bioecoagrim, basò ad aprile 2015 la querela che colpì il nostro giornalista, invocando diffamazione e procurato allarme.
La procura della Repubblica aveva chiesto subito l’archiviazione delle accuse, ma a seguito dell’opposizione della controparte, esattamente un anno fa si è celebrata l’udienza tenuta dal gip Marco Ferrucci che ha accolto e confermato la proposta avanzata dallo stesso pubblico ministero. 
Due, quindi, sono stati i giudici a concordare sulla vicenda.
“… che rispetto a tale vicenda le frasi riconducibili allo Zingaro (difeso dall’avvocato Claudio Venditti, ndr) – si legge nel provvedimento finale -  sono riferite a fatti processuali veri: il rischio di inquinamento della falda acquifera è stato effettivamente argomento oggetto della vicenda processuale innanzi indicata, sia perché indicato nel ricorso presentato dall’AQP sia perché oggetto del provvedimento; che la rispondenza al vero dei fatti riportati negli articoli incriminati non è esclusa dalla circostanza che sia stato posto l’accento sul pericolo per la salute dei cittadini, paventato in relazione al pericolo di inquinamento della falda acquifera quale conseguenza della possibile rottura della condotta idrica; si tratta, come detto, di un pericolo oggetto di valutazione giudiziaria (…) che lo stesso Montagano riconosce (vedi pag. 6 della denuncia); che, come esattamente osservato nella richiesta del pubblico ministero, il procedimento giudiziario in cui la Bioecoagrim è stata destinataria di ordinanza ex art. 700 c.p.c. coinvolgeva senza dubbio questioni di rilievo pubblico e quindi sussisteva un interesse della collettività locale alla conoscenza del fatto...”.
Nello stesso provvedimento il gip ha disposto l’archiviazione anche per il sindaco di Lucera Antonio Tutolo, accusato da Montagano degli stessi reati, pure di stalking e per la terza volta di aver percepito tangenti per far chiudere la sua azienda. A seguito dell’esito della vicenda, Tutolo (assistito dall’avvocato Giacomo Grasso) ha già preannunciato che procederà per calunnia. 
Zingaro ha invece deciso di non percorrere la stessa strada ma di continuare a svolgere – con la serenità che lo contraddistingue, convinto che sia tra i rischi che corre chi fa il suo mestiere – il suo lavoro alla ricerca della verità da mettere ogni giorno, quindi da anni a questa parte, a disposizione dei lettori che sono prima di tutto i suoi concittadini. E loro andavano informati. 
Il giudice stesso ha praticamente “blindato” la buona fede e l’onestà con cui ha operato, mettendo in rilievo come la vicenda che aveva trattato “non viene riportata in termini tali da integrare di per sé offese alla reputazione del Montagano”.

Marzo 2011: i lavori sulla condotta idrica rotta sotto il peso di una collinetta nel terreno della Bioecoagrim. (Foto AQP)

Nei suoi articoli “si evidenzia infatti la responsabilità dell’azienda per aver causato la situazione di pericolo per la salute pubblica evidenziata, ma non vengono adoperati termini gratuitamente offensivi degli amministratori della stessa azienda; né può considerarsi sintomo di eccesso rispetto al limite della continenza l’enfatizzazione - certamente presente negli articoli incriminati – del pericolo di inquinamento delle risorse idriche, dal momento che la notizia di tale pericolo, come detto, non è in sé falsa; che alla luce delle considerazioni esposte le affermazioni attribuibili allo Zingaro costituiscono manifestazione del diritto di cronaca e quindi non integrano il delitto di diffamazione per cui si procede”.
Si chiude così un capitolo quasi sconosciuto ai lettori, che – com’è loro diritto – apprendono in questi giorni dai giornali: Gazzetta del Mezzogiorno con un articolo di domenica scorsa a firma di Lello Vecchiarino, e ora tramite Luceraweb.
Adesso i lucerini in particolare hanno molte più tessere in mano per completare un quadro che li vede coinvolti direttamente. 

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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