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Il Vangelo dei ragazzi: ANCHE PER TE C’E’ UNA CHIAMATA

Driiiiiiiiiiiin, driiiiiiiiiiiiiiiin, driiiiiiiiiiiiiììììììììììììììììììììììììììì…
Suona il telefono, e dai rispondi.
C’è una chiamata per te…
Magari è Marco che ti invita a giocare a pallone;
O Luca che ti ricorda l’allenamento di pallavolo;
Oppure quel noioso di Francesco che vuol sapere come si fa quel compito di matematica.
Non può essere certamente Gesù, fino ad ora, al telefono, non ha mai chiamato nessuno.
Che c’entra questo con il Vangelo?
Embè, sai, il Vangelo di questa Domenica parla proprio della “chiamata”.
Giovanni, l’evangelista ci racconta la chiamata dei primi amici di Gesù.
Subito noi potremmo pensare che questo Vangelo sarà pure bello però non ci riguarda tanto.
Che chiamata possiamo mai attendere da Gesù?
La maggior parte di voi non ha mai pensato, neppure lontanamente, di farsi prete o suora.
Per cui discorso “chiamata” chiuso.
A posto, il pensiero sul Vangelo di questa settimana è terminato: 
Noi non c’entriamo niente con l’argomento.
Posso dirvi una cosa, piccina piccina?
Questa chiamata non è solo per farsi sacerdoti o suore è soprattutto per diventare cristiani, veri amici di Gesù. 
Vediamo allora in che modo può interessare tutti noi.
I primi discepoli sapevano che “Qualcuno” di importante sarebbe venuto.
Non sapevano però la loro vita, dopo questo incontro, come sarebbe cambiata.
Subito parte una prima domanda importante per voi: state aspettando qualcuno nella vostra vita?
La vita di ogni uomo è sempre un’attesa.
Quali sono le nostre attese più importanti?
Ne elenchiamo qualcuna insieme?
La campanella dell’ultima ora a scuola…;
Il nuovo paio di scarpe griffate…;
Il cellulare ultra sottile che fa tutto, magari anche i compiti a scuola…;
Una vacanza da tempo sperata;
La partita importante della nostra squadra del cuore; 
La guarigione da una malattia…;
Il ritorno a casa di un genitore…
Come vedete ci sono tante cose che potremmo attendere, alcune banali, altre più importanti.
Poi c’è L’ATTESA fondamentale per la vita di ognuno di noi: L’attesa d'incontrare Gesù.
Per i discepoli quest'incontro ha portato tutta una serie di novità.
A Simone, figlio di Giovanni, Gesù gli cambia persino il nome:

“Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro) ”.
Sapete, per il popolo d’Israele, il nome è molto importante.
Ad ogni nome corrisponde una missione.
Gesù cambiando il nome a Pietro gli dona anche la missione, gli dona una nuova vita:
Da pescatore in mezzo al mare a pescatore di uomini sulla terra.
Così è anche per noi, anche se non cambiamo il nome, l’incontro con Gesù ci cambia la vita.
Anche ai ragazzi Cristo cambia la vita.
Dio affida anche i bambini una missione importante. 
Ci sono delle cose da fare che Gesù ha preparato per ognuno di voi.
Su, coraggio, datemi voi delle risposte.
Qualcuno di voi potrebbe dire che si sente chiamato a diventare un medico per salvare la vita a tanti bambini;
Un altro potrebbe dire che si sente chiamato a diventare un pompiere, per salvare la gente dai pericoli;
Continuando si potrebbe trovare qualcuno di voi che spera di diventare un uomo di scienza per risolvere magari il problema della fame nel mondo.
C’è qualcuno di voi che è disposto ad amare come Gesù ci ha insegnato?
Come?
Donandosi. 
Mani, piedi, gambe, bocca, naso, orecchie, capelli, occhi, labbra, sorrisi, lacrime, parole, cuore.
Che significa questo elenco?
Niente, volevo solo dirvi che il cristiano si dona tutto.
Avrete capito che c’è da impegnarsi a fondo.
Non siete soli, c’è Qualcuno che vi sta guardando 

Gesù, fissando lo sguardo su di lui disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)”. 
Incontriamo anche noi lo sguardo di Gesù, magari anche nello sguardo del nostro prossimo.  

Vi dono un raccontino, vuol farci capire che Dio ha bisogno anche della nostra mano.      
Un maestro viaggiava con un suo discepolo incaricato di occuparsi del cammello. Una sera, arrivati in una locanda, il discepolo era talmente stanco che non legò l’animale. “Mio Dio, pregò coricandosi, prenditi cura del cammello: te lo affido”. Il mattino dopo il cammello era sparito. “Dov’è il cammello?”, chiese il maestro. “Non lo so” rispose il discepolo. “devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro cammello. Non è certo colpa mia se è scappato o è stato rubato. Ho esplicitamente domandato a Dio di sorvegliarlo. E’ Lui il responsabile. Tu mi esorti ad avere la massima fiducia in Dio, o no?”. “Abbi la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello”, rispose il maestro. “Perché Dio non ha altre mani che le tue”.

Michele Cuttano, diacono, servo inutile

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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