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Non è mai tempo per soffrire

Vangelo (Mc 1,29-39)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Il commento di Michele Cuttano, diacono
La sofferenza è sempre  un percorso inaspettato e indesiderato;
penso che nella vita di ogni essere vivente non c’è mai un tempo giusto per la sofferenza.
Quando arriva il soffrire è sempre uno sgradito fuori tempo… 
Il cammino della vita mi ha insegnato che spesso in questi “fuori tempo” arriva il tempo di una intimità tutta particolare con Cristo.
Spesso le stagioni in cui l’uomo si rapporta a Dio sono particolari situazioni di vita: in una malattia, in un momento di difficoltà psicologica, in un insuccesso, in un’attesa, in un peccato che proprio pensavi non ti appartenesse…
Diciamoci la verità, quasi sempre ci accostiamo a Dio quando ne abbiamo bisogno.
Sono poche le volte che lo ricerchiamo quando non ci manca niente, quando tutto va “a gonfie vele”. Di fronte a una richiesta umana Dio però non si tira indietro.
Se noi fossimo nei panni di Dio  faremmo certo questa esclamazione: “Ti ricordi di me solo quando hai bisogno!”
A Dio non importa mettere i “puntini sulle i”, Lui accetta di entrare nelle nostre realtà anche se invitato ad entrarci solo per “bisogno”: 

“La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei”.
Potremmo pensare che Gesù si lasci sedurre da tante preghiere…:

Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
La risposta di Cristo alle necessità umane è immediata come immediata è la risposta della donna guarita: si mette a servirli. 
Sapete, in molti non invitano Cristo nelle loro esistenze neppure quando soffrono. Sì, si arriva a tanto buio quando il mondo intorno a noi non testimonia più la Sua Presenza, quando la gente intorno a noi cade nelle sabbie mobili dell’indifferenza, quando i “titoli” tipo “don e dottor” sono più importanti dell’agire… quando siamo troppo impegnati in mille attività e dimentichiamo gli esseri umani che Dio ci ha messo accanto!  
Sai, il Vangelo ci dona Speranza!
Speranza, com’è difficile coltivare questa parola in certi giorni amari della vita, quando intorno a noi vediamo solo difficoltà e brutture.
Sembra che i nostri contesti quotidiani abbiano un solo scopo:
cancellare la speranza dal cuore degli uomini.
C’è da tremare ascoltando quello che accade nelle nostre città e a volte anche nelle nostre parrocchie.
Noi cristiani non dobbiamo “abdicare” rinunciando alla regalità di Cristo nei fatti di tutti i giorni;
portiamo il Vangelo in ogni contesto della vita.
Cristo è la risposta agli interrogativi che albergano nei nostri cuori e nelle nostre città corrotte.
E Cristo è Verità proclamata, non una verità “conservata” in assemblee parrocchiali o in luoghi protetti. Gesù va ancora oggi di paese in paese, di famiglia in famiglia, attraverso i cristiani e quindi attraverso la Chiesa.
Per Gesù non c’è mai stato il tempo di scavare trincee o proteggersi con alte mura.
Ora è il tempo in cui Cristo cammina per le nostre società e va in ogni luogo.  
Facciamo entrare Gesù, invitiamolo nelle nostre case.
Sì, la nostra umanità ha bisogno di Cristo che guarisce, che accarezza, che solleva, che porta gioia! 
Cristo che diventa l’ospite aspettato e anelato dei nostri “fuori tempo”, dei giorni in cui “l’andare” è un patire.  
Quanto accade nella casa del discepolo diventa nel giro di poco tempo una testimonianza, la voce si sparge: 

“Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta.”
Chi incontra Gesù che guarisce non può fare a meno di annunziarlo al mondo.
Continuiamo a seguire il Figlio di Dio…

“Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava”
Altro spunto per la nostra vita.
Il Figlio di Dio sente la necessità di ritirarsi a pregare, a dialogare con il Padre.
E’ quasi una necessità di ritrovarsi, di ritornare alla Sua dimensione divina.
Anche per il cristiano esiste questa necessità, di mettersi in intimità con il Padre.
Si sta affermando anche in noi il “cristianesimo delle belle e vuote parole”. Omelie e paroloni, citazioni latine, concetti ripetuti cento volte che alla fine non ricordi più nulla. Anche nei nostri gruppi ripetiamo dei termini che dovrebbero avere un senso concreto, profondo ed invece…:  “Fratelli, comunione, koinonia…” ed invece sono una beffa, un prendersi in giro, decisamente umiliante e perverso per i cristiani! 
E’ fondamentale quindi per il cristiano fermarsi a riflettere, ritrovare la nostra vera dimensione. Questa identità la ritrovi non davanti allo specchio del mondo, ma davanti a Dio, quando ti rimetti in intimità con il Creatore e ritorni ad essere Sua creatura.
Già, da quando tempo non ti fermi, ti ritiri in un luogo in disparte e preghi? Forse da una vita…
L’uomo deve ritrovare il dialogo, la comunicazione vera con Dio e poi con il prossimo.
Oggi, nel tempo della comunicazione per eccellenza ci scopriamo che non sappiamo più ascoltare Dio e i nostri prossimi! Il vero dialogo è vita concreta ma noi abbiamo ridotto tutto ad una comunicazione  “virtuale”, dove il luogo per custodire gli esseri umani, le nostre carezze dell’anima, è un bel “cestino” del computer dove con un “click” ti liberi di tutto…  
Che immane bestialità liberarsi di un dialogo, di un “prossimo” che ci apre la sua vita in questo modo! 
Ultimo aspetto, Cristo si rimette in cammino… E’ un Dio che percorre le strade del mondo.
Cosa può mai spingere il Creatore a mettersi in giro per paesi e villaggi?
L’amore verso le sue creature, un amore materno e paterno, un amore smisurato che lo porta alla donazione totale. Credimi, non esiste religione al mondo dove il creatore dà la sua vita per le creature. Potresti pensare che è stupendo tutto questo…
Sì, è stupendo che ogni cristiano sia chiamato a donarsi completamente per il prossimo, a mettersi in cammino alla ricerca di se stesso e del fratello per incrociare le proprie strade con quelle di Dio…

“Andiamocene altrove, nei villaggi vicini. perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”. 
Quinta settimana del tempo ordinario, tempo di incrociare la propria strada con quella di Cristo,
amando, chiaramente.
Termino con una frase che sono certo appartiene a molti di noi: 
"Non essere amati è una semplice sfortuna: la vera disgrazia è quella di non amare (ALBERT CAMUS).

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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