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Vincenzo Scarano ‘vivo’ dopo 40 anni

C’è stato un prologo a dir poco storico per il Consiglio comunale di mercoledì scorso a Lucera dove è stato commemorato il 40esimo anniversario della morte di Vincenzo Scarano, avvenuta ad Ancona il 25 marzo 1978, all’età di 64 anni.
Avvocato, sindaco, dirigente pubblico e soprattutto uomo apprezzato al di sopra delle singole appartenenze, a distanza di così tanto tempo la figura di Scarano continua a essere evocata da chi l’ha conosciuto e sostenuta dalla famiglia che tiene tanto alla sua memoria e alla sua eredità politica, professionale ed umana.
L’Amministrazione comunale ha consegnato una targa al figlio Antonio, alla presenza di parenti di tre generazioni che non hanno voluto mancare a un momento di grande commozione e ricordo dell’uomo pubblico e privato.

La consegna della targa al figlio Antonio da parte del sindaco Antonio Tutolo

La sua pratica forense, iniziata all’età di 30 anni, ha attraversato con successo praticamente tutta l’Italia, da tutti definito come uomo dal tratto caratteriale mite e garbato, riconosciuto come onesto galantuomo e di profonda estrazione cristiana e formazione murialdina. Dirigente di Azione Cattolica e frequentatore dei padri giuseppini, e quindi amico del Servo di Dio padre Angelo Cuomo, contribuì a livello locale alla fondazione della Democrazia Cristiana, partito che rappresentò in Consiglio comunale per oltre un decennio fino al 1967. Quando l’anno dopo lo scudocrociato vinse le elezioni amministrative, la designazione a sindaco (il primo democristiano per la città) fu quasi automatica, carica mantenuta per due mandati fino al 1977 con grande equilibrio e apertura politica anche nei confronti delle minoranze, di fatto un punto di riferimento per l’intera cittadinanza. 
Fu quello un periodo caratterizzato da importanti opere pubbliche, e per esempio a lui viene attribuita gran parte del merito dell’espansione del quartiere intorno all’ospedale, con l’ideazione e la previsione di quel gruppo di scuole che da decenni stanno accogliendo e formando generazioni di lucerini, mentre il discorso universitario, pure teorizzato, è rimasto ancora oggi una chimera in città ma almeno oggi è una realtà in provincia.
Singolare come nella sua guida di Palazzo Mozzagrugno abbia affrontato tre questioni ancora oggi di grande attualità: la soppressione della diocesi e la chiusura di alcuni uffici ministeriali di carattere finanziario, senza contare il dramma sociale e occupazionale del licenziamento di 300 operai dello stabilimento Ilca poi fallito. 
Venne anche nominato nl 1978 presidente dell’Opera Nazionale Combattenti, da parte dell'allora capo del Governo Giulio Andreotti, e tra i riconoscimenti di carattere nazionale figurano anche quelli di commendatore al merito della Repubblica e dell’Ordine pontificio di San Gregorio Magno.

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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