05/04/2018 8.05.51

Filippo Re assolto per il decreto sparito

Si è chiusa con un’assoluzione un’altra delle vicende scottanti che hanno caratterizzato i cinque anni dell’Amministrazione Dotoli a Lucera, in questa occasione di carattere più tecnico che strettamente politico.
Imputato davanti alla Corte dei Conti era Filippo Re, segretario generale dell’ente nel 2011 quando si verificò la clamorosa sparizione di un decreto ingiuntivo contro il quale non venne fatta opposizione, quindi divenne esecutivo e poi miracolosamente ricomparve negli incartamenti del Comune.
In effetti l’azione venne promossa dalla ditta Icofa che reclamava un mancato adeguamento dei prezzi per la costruzione della scuola in zona 167, richiesta rigettata dal dirigente del Comune. L’anno dopo, invece, l’impresa edilizia riuscì comunque a incassare i 165 mila euro perché obbligatoriamente riconosciuti dal Consiglio comunale come debito fuori bilancio.
Sono stati gli stessi giudici contabili a ricostruire i passaggi dei mesi precedenti: il decreto ingiuntivo non venne mai protocollato ma notificato a mano l’8 giugno nell’ufficio gabinetto del sindaco e consegnato al dipendente Michele Di Gioia (prima indagato ma poi immediatamente escluso da ogni responsabilità) che poi riferì di averlo messo, come consuetudine, nella posta indirizzata al primo cittadino. 
Non se ne seppe più nulla per settimane, almeno fino al 23 agosto quando il responsabile dell’ufficio Contenzioso accertò l’esistenza del documento, su segnalazione degli assessori Di Ianni e Follieri.
Nel frattempo quel decreto era divenuto un titolo materialmente esigibile perché mai opposto, e successivamente venne presentata una denuncia penale.
La procura regionale della Corte dei Conti nel 2017 ha avviato un’indagine sulla base di un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno, ipotizzando un danno erariale.
Venne chiamato in causa, per una cifra di 82 mila euro, Filippo Re, accusato di responsabilità diretta nelle disfunzioni organizzative del settore Affari generali che conduceva personalmente, proprio in relazione alle procedure di gestione degli atti giudiziari in ingresso che avrebbero dovuto essere protocollati immediatamente all’arrivo. 
“Il contesto ha agevolato lo smarrimento o, caso più grave, l’occultamente del decreto ingiuntivo, per cui sono da prevenire possibili comportamenti truffaldini nei confronti dell’ente”, era la tesi della procura.
Re, difeso dall’avvocato Raffaele Lepore, ha invece risposto di essersi insediato pochi mesi prima, per cui non aveva ancora piena contezza del funzionamento della macchina comunale, e comunque mai si sarebbe sognato di cambiare le procedure ormai consolidate e che non avevano mai evidenziato in precedenza episodi così gravi.
La Corte ha accolto queste argomentazioni, peraltro rilevando che eventuali provvedimenti di modifica avrebbero dovuto essere indicati anzitutto dalla Giunta in carica che ha la responsabilità dettata dal Testo unico sugli enti locali.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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