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La politica dei tagli

Vangelo (Gv 15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Il commento di Michele Cuttano, diacono
“Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto lo pota perché porti più frutto”.
Rimanere in Cristo non significa non poter essere “autonomi” ma significa vivere con responsabilità gli impegni assunti con il nostro Battesimo.
Il nostro “staccarci” da Cristo a volte può avvenire pian piano, a piccoli passi, senza rendercene conto. E’ quanto ci accade tutti i giorni della nostra vita. Senza rendercene conto, entrano in noi una serie di piccole infedeltà, di piccoli compromessi, di piccole indifferenze, di piccole cattiverie che ci allontanano da Dio.
Non diveniamo tralci secchi all’improvviso ma giorno dopo giorno.
E’ uno degli aspetti che rendono “grigio” il nostro cristianesimo:
Diveniamo infruttuosi davanti a Dio pur rimanendo attaccati alla vite!
Il Vangelo odierno ci spiega proprio questo terribile male che assale le nostre anime.  
Questo non avviene solo a livello personale, avviene anche a livello di società.
Ci rendiamo conto, anzi non sempre purtroppo ce ne rendiamo conto, che nella nostra società si infilano piccole situazioni che all’inizio sembrano dei “casi limite” ma poi diventano una normalità.
Ad esempio, quando ero ragazzino (qualche secolo fa), alla fine degli anni sessanta inizi anni settanta, quando si diceva “famiglia” si intendeva “famiglia”, cioè mamma, papà e figli (spesso anche i nonni), punto.
Oggi, quando si parla di famiglia, c’è molta confusione.
I genitori hanno un’idea della famiglia, i figli un’altra ed infine la società ne ha altre 100… 
Attraverso queste situazioni si perde il senso di quello che viviamo:
Parliamo di famiglia ma non sappiamo più cos’è la famiglia.  
Ecco, questo è solo un esempio di come un concetto positivo si possa trasformare in qualcosa che non riusciamo neanche più a definire.
Siamo un tralcio attaccato alla vite che non porta frutto e continuiamo a dirci ”Siamo attaccati alla vite”.
Riusciamo ad ingannare il prossimo, riusciamo perfino a ingannare noi stessi ma il Padrone della vigna no!

“Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto lo pota perché porti più frutto”.
Ci può essere un momento che perfino il Vignaiolo più paziente, più amorevole, decida che per il tralcio secco è arrivato il momento di essere tagliato.
E’ un atto di giustizia divina, è un atto di cui solo Dio conosce i tempi.
Ma, non dimentichiamolo, è un qualcosa che può accadere ad ognuno di noi.
Fratelli carissimi, noi spesso dimentichiamo che Qualcuno lassù scruta tutte le nostre opere, che niente di noi Gli sfugge.
Dio ha sempre il Suo sguardo su di noi, Lui conosce i nostri cuori e scruta tutte le nostre azioni nel profondo.
Laddove le nostre mani si macchiano di ingiustizia, laddove rubiamo, laddove commettiamo violenze, laddove ….
C’è un male che ognuno di noi commette quotidianamente e, stupidamente, si convince che questo male non è male, che è un male “necessario”, che è un male scusabile.     
Ognuno di noi è chiamato ad interrogarsi di fronte a questa parola:
Concretamente, quali sono i frutti del mio appartenere a Cristo? 
Siamo chiamati a ripercorrere tutte quelle situazioni di vita quotidiane in cui, invece di portare frutti per il Regno di Dio, rubiamo solo la linfa vitale!
In ufficio come vivi il tuo cristianesimo?
Approfitti della cosa pubblica?
E allora sarai tagliato!
In parrocchia, come vivi la missione che ti è stata affidata?
Per la tua gloria o, peggio ancora, mercifichi tutto? 
E allora sarai tagliato!
In famiglia…., in condominio…, in fabbrica…, nel mondo…
La vigna dove sei chiamato a portare frutti è il tuo quotidiano. 
La quinta domenica di Pasqua viene ad interrogarci, aspetta una tua risposta.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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