06/05/2018 21.57.25

Marvelli riferimento per il Sinodo

Incastonato in questo anno dedicato ai giovani attraverso uno speciale sinodo, arriva un libro che può contribuire alla crescita spirituale e materiale di intere generazioni che possono attingere alla storia umana e di fede di Alberto Marvelli, beato che ha vissuto nel secolo scorso.
Una nuova agile biografia, sottotitolata “Un giovane per i giovani” ed edita da Viverein, è stata scritta da don Leonardo Catalano che ha voluto proporre un’occasione per quel “discernimento” maturo invocato e auspicato in chiave sinodale e non lo sviluppo di un modello ideale astratto.
“Il cammino verso il Sinodo dei Giovani del 2018 – ha commentato Catalano - continua a farci riflettere su chi siano i giovani nella Chiesa e nel mondo, e li invita a inventare e immaginare se stessi, con il coraggio di affrontare il futuro perché in un mondo che cambia bisogna rischiare”.
Alberto Marvelli nacque a Ferrara nel 1918 ma poi ha vissuto la giovinezza a Rimini, immerso in un contesto salesiano e legato all’Azione Cattolica. Animatore di svariate iniziative di carità e di impegno sociale, ingegnere della Fiat, impegnato in guerra a Trieste, si mise in evidenza nell'opera dei soccorsi. Morì il 5 ottobre 1946, a 28 anni, investito da un autoveicolo militare delle truppe di occupazione. Fu beatificato da Giovanni Paolo II nel 2004.

Don Leonardo Catalano

“Il giovane è un punto di domanda e un artigiano di futuro – ha aggiunto il sacedote nell’introduzione – perché ci scomoda e invita ad abitare, con un sano realismo, sia il mondo da cui si è circondati sia lo spazio interiore con le sue strutture e le sue dinamiche. Il giovane accolto come punto di domanda permette di non demonizzare le difficoltà di questa stagione della vita, ma di scoprirne la bellezza di una sfida che è poi la sfida che ciascun essere umano deve affrontare in una libertà creativa tra fede e discernimento. Un cammino laborioso in cui bisogna avere il coraggio di rischiare perché il mondo cambia. Il giovane è un artigiano di futuro perché è un cammino aperto verso la maturazione e la libertà di essere un dono per gli altri. In ascolto della coscienza può esercitare l'arte del discernimento in compagnia di testimoni-maestri. Presentare il giovane come punto di domanda e artigiano di futuro vuol dire prendere sul serio la sfida della fede, della cura pastorale e del discernimento vocazionale. Vuol dire sintonizzarsi per imparare lo stile di Gesù e quindi uscire dalla rigidità, dagli schemi. Vuol dire avere la libertà interiore da attività e preoccupazioni abituali, così da permettere ai giovani di essere protagonisti. Inoltre vuol dire fermarsi per incrociare il loro sguardo e ridestare in loro il desiderio del cammino e della gioia del vangelo. Il giovane resta un punto di domanda e un artigiano di futuro perché è chiamato ad essere protagonista responsabile in una rete di riferimento (genitori e famiglia, pastori, insegnanti e altre figure educative). La pluralità dei mondi giovanili non spaventa colui che sa cogliere i giovani in questo modo, invita anzi a mettersi accanto in una sintonia autorevole”.

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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