26/08/2018 20:03:33

Favole e bufale sui soldi per gli spettacoli

“Il Comune, dal canto suo, ha dato un piccolo contributo per le ristrettezze economiche ormai a tutti note”. Con la solita canzoncina trasmessa all’occorrenza da Corso Garibaldi e dagli uffici di San Pasquale, il povero consigliere comunale Vincenzo Leccese ha dovuto giustificare a microfoni accesi e spenti perché l’Amministrazione comunale ha concesso in totale 5.000 euro (+Iva) a due delle manifestazioni di maggior richiamo dell’estate lucerina, vale a dire il Torneo delle chiavi e il Corteo storico, che hanno ricevuto quindi la stessa cifra dell’anno scorso, nonostante l’evidente crescita. 
Due iniziative amate e sentite dalla collettività che sono ripartite con successo dal basso grazie esclusivamente all’impegno di organizzatori e cittadini, e che già solo per questo meriterebbero maggiore riguardo e rispetto.
Ma in epoca di cerchi magici anche a Lucera, spesso le cose vanno al contrario. Perché la favoletta che i soldi non ci sono è appunto una bufala, visto che sono 260 mila gli euro assegnati solo quest’anno all’Assessorato alla Cultura e Spettacoli. Forse un record storico. E del bel gruzzolo dispongono in primis l’assessore Carolina Favilla (attorniata da pochissimi consiglieri fuori e dentro il Comune, alcuni, come si vede, più che altro consenzienti) e poi il sindaco Antonio Tutolo. Qualcuno dovrebbe chiedere ai “ritornellisti”: coma mai proprio quest’anno sono saltati fuori ben 50 mila euro elargiti come contributo alle Feste patronali e spesi per i concerti di Barbarossa e Clementino? Anche questo è un record, probabilmente non più battibile, sicuramente un precedente non più sostenibile. E se è pur vero che Clementino ha fatto il pieno (e del resto è costato anche molto di più del collega romano), a che servono due serate coi cantanti? 
In realtà è sconcertante constatare come per eventi made in Lucera che attirano migliaia di spettatori (compresa un’alta percentuale di turisti) si applica la legge del “minimo investimento e massima resa” (parole del sindaco) e per quelle che racimolano poche centinaia (per non dire decine) di persone, si spende denaro in maniera quantomeno sproporzionata. 
Festival e stagioni a pacchetti 
È il caso, solo per fare un esempio recente, del nuovo Festival Radici, di cui il Comune si è fatto chirurgicamente coorganizzatore. L’associazione LAB (Laboratorio diffuso di cultura e cittadinanza) ha chiesto (e ottenuto) 3.200 euro (+Iva) per tre serate di dialoghi, incontri e musica svolte in Via Carlo D’Angiò, di lato alla Cattedrale. Nel dettaglio, con il contributo comunale sono stati spesi 1.500 per il Reading di Stranieri con Valentina Lodovini e 1.700 per il concerto dei Dimartino. In più sono state concesse 300 sedie in comodato d'uso gratuito, l’esonero dal pagamento dell'occupazione suolo pubblico e quello delle spese di affissione manifesti. Inoltre, in caso di pioggia si sarebbe potuto usufruire del Teatro Garibaldi. Pacchetto "gold", insomma. Tuttavia, non (ancora) paragonabile a quello “platinum” di cui quasi certamente godranno altre iniziative come il quasi gemello Festival della Letteratura mediterranea, di cui si è già scritto e si tornerà a dire, mentre l’apice si raggiunge con la stagione teatrale che non riesce a riempire nemmeno le poche poltrone del Garibaldi (resterà nella storia il “Black friday” sui biglietti dopo il flop della prima vendita, nonostante la mobilitazione degli stessi amministratori-sostenitori sui propri amici e parenti).
Certo che la cultura va sostenuta, ma quale sia quella vera come al solito, a Lucera, lo stabiliscono in pochi, ancora oggi più che altro sulla base di successi elettorali e/o su obiettivi non ancora meglio noti. 
E allora avvitarsi sul discorso della qualità e delle finalità delle manifestazioni che in questi anni ricevono contributi (a volte inspiegabilmente abbondanti) sarebbe inutile, perché bisognerebbe partire dal discorso mai seriamente affrontato in città sul chi deve stabilire che cosa sia effettivamente meritevole di attenzione e che cosa no. È chiaro che invece c’è qualcuno che si è auto attribuito presunte competenze per giudicare, con sentenza, qualunque tipo di manifestazione culturale. 
I metodi e le cerchie
E poi la riflessione dovrebbe necessariamente spostarsi, ancora di più, sul metodo per le elargizioni e perfino per la scelta dei fornitori di servizi, quando possibile addirittura ad personam, sostenuta da atti pubblici a dir poco sfrontati. Ormai negli ultimi anni è facilmente riconoscibile la linea tracciata: fuori dalla cerchia non c’è n’è per nessuno, eccetto le briciole. Per qualcuno nemmeno quelle. Basterebbe chiedere a quelle associazioni che, per esempio, pagano l'affitto del Teatro Garibaldi pur avendo il Comune partner delle loro iniziative e che non ottengono nemmeno uno sconto sull’affissione. Pure le compartecipazioni, in effetti, hanno poco valore. Perché c'è pure una formula magica, che in realtà si riduce a una parola: coorganizzazione. Con essa spariscono tutte le ristrettezze economiche. 
In questo scenario non bisognerebbe nemmeno trascurare i criteri. Il Carnevale e il Natale dei commercianti di Porta Foggia, nonostante la massiccia partecipazione di pubblico, sono ritenuti eventi poco apprezzabili? In base a quali parametri?
Non è contraddittorio definire Torneo e Corteo “manifestazione, veicolo di valorizzazione turistica-culturale del centro storico cittadino e della Città in generale e che la stessa sia ascrivibile a pieno titolo alle finalità istituzionali del Comune in materia di promozione del territorio” e poi non investire adeguatamente in essa? Eppure sono state spese parole come “identità collettiva” ed è stata descritta da alcuni membri della stessa Amministrazione come una delle migliori “tradizioni” riportate in vita. Quando l'anno prossimo passerà in mano all'Ente Cinque porte, in rappresentanza dei cinque rioni che si stanno costituendo in altrettante associazioni, si passerà anche alla coorganizzazione?  
Copie e concorrenze
Qualcuno potrebbe a questo punto storcere il naso e affermare che i festival letterari-teatrali-musicali di cui si sta finalmente arricchendo Lucera non sono paragonabili alle rievocazioni storiche o ad altri eventi. E allora la Casa di Babbo Natale a quale cultura o tradizione territoriale fa riferimento? 
Fotocopia di altre iniziative sparse in tutta Italia e che abbondano pure in provincia di Foggia, fa addirittura concorrenza a quelle dei commercianti lucerini (l’anno scorso c’erano ben tre Case di Babbo Natale in città). E adesso è stato praticamente già stabilito di ampliarla e spostarla a San Pasquale. Anche quest'anno le scuole lucerine saranno "caldamente invitate" a portare gli studenti in visita, così da gonfiare i numeri?
E, per restare in tema di copie, è emblematica l’unica cosa detta da Tutolo al vescovo Giuliano il 14 agosto, cioè “complimenti per le luminarie” (sic!). Sì, perché in progetto c’è anche qualcosa del genere con le luci, già visto altrove, per il periodo natalizio.  
Scenari e speranze
Non c’è cosa più bella che avverare i propri desideri, ma prima di spendere i soldi pubblici bisognerebbe anche riflettere… possibilmente non in uno specchio e darsi sempre ragione, convincendosi che lo si fa per bene della città.
Perché se c’è una cosa di cui Lucera ha bisogno è crescere e dare speranza ai suoi abitanti. E le strade sono due: puntare sui suoi punti di forza, come cultura e tradizioni locali, oppure investire in qualcosa di davvero innovativo, di completamente nuovo che nessun altro territorio è in grado di offrire.
E di iniziative del genere in passato se ne sono viste in città, ma sono state soffocate dalla dabbenaggine mista ad ottusità (per non dire altro) di alcuni amministratori. 
Proprio in questi giorni ne è nata una nuova che racchiude entrambe le vie indicate e che, se sostenuta appropriatamente, potrebbe creare nuove prospettive e posti di lavoro, che a Lucera servono come il pane. 
Il progetto Ario è il frutto di intelligenze vive lucerine, di giovani che, come altri, cercano di inventarsi un futuro in una città da tempo in agonia, con una emorragia inarrestabile di cervelli che fuggono altrove. Ario racchiude le più avanzate tecnologie: le ricostruzioni virtuali e il gaming collegati alla storia, a quelle pagine memorabili che resero Lucera davvero protagonista degli eventi, e a cui attingono le tradizioni. La sua presentazione ha fatto tanto pubblico (e forse di più) di quanto ne fanno alcuni eventi tanto celebrati (e ricoperti d’oro). La risposta da Palazzo Mozzagrugno è stata zero euro e il pavimento della Torre della Leonessa ricoperto di guano di colombi come biglietto da visita per i primi utenti del Ferragosto. Certo, Ario non paga l’occupazione del suolo al Castello, ma d’altro canto è il progetto stesso un perenne veicolo di promozione del monumento e quindi uno strumento pubblicitario gratuito a vantaggio della città.
Ario, seppure leggermente penalizzato dall’ampiezza della stessa fortezza angioina che esalta, potrebbe invece rappresentare il futuro, estendendosi ad altri monumenti, creando così un virtuoso circuito di nuova occupazione. 
Gli spettacoli di luci e le Case di Babbo Natale in tutto questo che cosa c’entrano? E se c’entrano, a quale prezzo?

Enza Gagliardi 

Nota per alcuni rappresentanti delle minoranze al Comune: qualora si copiassero pezzi di questo articolo in propri comunicati stampa, come è successo in passato, si prega di citare Luceraweb quale fonte. Qualora si cerchino spunti per future interrogazioni, si ricordi che questo articolo andrà in archivio tra 30 giorni. Si consiglia di stamparlo o salvarlo subito.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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