27/09/2018 10:26:04

La campagna elettorale ai tempi dei social

A Lucera si è consumato il delitto perfetto? Mentre la pistola è ancora fumante, c’è già chi sta passando allo scanner ogni sillaba messa per iscritto da Antonio Tutolo, perché la campagna elettorale prosegue spedita e non sarà certo una vittoria a tavolino a fermarla. 
Già, ma chi ha vinto? La città no di certo. Ammesso e non concesso che il nuovo impianto Maia Rigenera non si realizzi, resterà quello vecchio della Bio Ecoagrim. 
Chi si assumerà la responsabilità di contrastarne le emissioni? Chi adesso tirerà fuori qualche studio che dimostri che l’aria non è inquinata da quel puzzo nauseabondo che tornerà a farsi sentire puntuale tutto l’anno?
Il delitto perfetto. Ma esiste davvero? 
Una volta si definiva esacerbato il clima attorno a una campagna elettorale dai toni forti. Oggi bisogna rafforzare gli aggettivi perché i social, ormai è noto, amplificano tutto. 
La scalata a Palazzo Mozzagrugno è partita con una lunga rincorsa al veleno. Alla quale si è aggiunto, fattore non da poco, un interesse economico legato ai rifiuti, business più che mai fiorente. 
Il punto però è un altro. La guerra di cui parla il sindaco di Lucera, che ieri pomeriggio ha annunciato proprio via social il suo passo indietro, si consuma prevalentemente sul web, trovando reclute e riservisti che affiancano l’esercito di troll e profili dormienti che spuntano ovunque e in qualunque discussione e finendo sempre per associare Tutolo ai tumori. 
Chiunque pensi che la piazza social sia lo specchio di quella reale sbaglia. Sui social è una gara a farsi notare, ad avere quei cinque secondi di visibilità in più sugli altri mentre il dito scorre inesorabile sulla timeline della piattaforma. 
Si viaggia a velocità supersoniche a colpi di slogan e meme. 
E chi legge corre il rischio di ritenere che il mondo sia tutto lì: poche frasi ad effetto. Per fortuna, anche questo modo di percepire la rete sta cambiando rapidamente.
La gente pensante rimane pensante e può anche essere colpita da una frase ad effetto ma non cascarci. Non più.
Chi punta solo sul popolo di Facebook fa male i conti. Perché il silenzio di tanti non è affatto un consenso, mentre ciò che si afferma con sicurezza granitica un giorno può diventare una frittata girata in un paio di ore.
La vera campagna elettorale, dunque, è quella partita nelle stanze segrete, quella in cui si è ricominciato a dividersi la città e gli elettori come nel Risiko. Quella in cui i poteri forti muovono le pedine. 
Ci sono ancora troppi e grandi interessi per salire a Palazzo Mozzagrugno. Il clima da far west mediatico lo dimostra. Altro che bene della città! Non ci si accanisce sull’osso se non per fame. Nel 2018 bisogna aggiungere anche l’attenzione massonica, come rivelato qualche giorno fa da Lello Vecchiarino in un articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Quali sono, dunque, gli interessi sulla città?
Dieci anni fa, proprio in campagna elettorale, sono accaduti fatti raccapriccianti che avrebbero dovuto far riflettere, ma anche in quell’occasione si fece leva sulla paura della gente comune, spaurita di fronte agli attentati a Vincenzo Morlacco e poi alle successive minacce a Pasquale Dotoli che ebbe difficoltà perfino a insediarsi. In quella occasione - Lucera non può e non deve dimenticarlo - saltò fuori la parola mafia. 
All’epoca i social non avevano la diffusione odierna e i commenti rimbalzavano sui giornali e nei forum di discussione. 
Oggi la possibilità che la parte buona della città faccia sentire la propria voce è più alta e si deve sfruttare l’occasione. 
Non bisogna dare cittadinanza a coloro che di mestiere avvelenano i pozzi e i cervelli, ma andare a ricercare le fonti che li alimentano, che letteralmente li nutrono. Tradotto, bisogna che qualcuno cominci a chiedere che la magistratura indaghi su quanto sta accadendo e il denaro è sempre un ottimo punto di partenza.
Il delitto perfetto esiste solo se l’investigatore è fallace. 

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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