01/11/2018 07:16:39

Tutti santi?

Vangelo (Mt 5,1-12)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Il commento di Michele Cuttano, diacono
Tutti presi da Halloween e scemenze commerciali (e non solo)… la festa di oggi è fuori moda. Chi la pensa più la santità?
E poi il famoso discorso della Montagna… un elenco di beatitudini che noi non augureremmo neppure al nostro peggior nemico! Le beatitudini di Cristo sono in realtà delle dichiarazioni di infelicità per questo mondo. Chi mai vuol piangere in questo mondo?
Chi ama essere perseguitato?
Chi vorrebbe essere insultato?
Sei mite in questo mondo? E guarda come ti combinano.
E poi, c’è da ridere ai tempi d’oggi, chi mai vuol essere puro di cuore? 
Già il primo versetto ci indica una direzione sbagliata, un controsenso per la nostra vita:

“Beati i poveri in spirito…” 
In tutta sincerità per la nostra società, quindi anche per noi, la povertà è una maledizione vera e propria, su tutti i fronti!
Chi vuol essere povero?
Non mi riferisco solo economicamente ma in ogni senso: noi dobbiamo abbondare in tutto!
Nella salute, nel sesso, nelle imprese, nelle ricchezze, nel possesso, negli hobby…
Se potessimo programmare la nostra vita certamente elimineremmo la parola povertà.
Eppure c’è una povertà che noi uomini abbiamo, che spesso sentiamo e cerchiamo di allontanare ma rimane attaccata e ben radicata in noi. La povertà è quel vuoto che noi cerchiamo di riempire con tutte le nostre forze in ogni nostra azione quotidiana e che in modo inevitabile e sconvolgente risentiamo presente ancora in noi. La povertà di spirito è accettare che quel vuoto che c’è in noi può essere riempito solo da Dio. 
La povertà in spirito è l’umiltà, caratteristica prima dell’amore.
La povertà di spirito appartiene a chi sa che tutto viene da Dio e vive il suo  tutto come un dono da condividere. Se vogliamo capire questa festività della Chiesa, quindi anche nostra, dobbiamo iniziare con la prima beatitudine. E’ il primo e vero passo dell’uomo libero, per questo Cristo pone questa Beatitudine come la porta di tutte le altre.  
Quanti pensieri ci siamo fatti della santità.
Abbiamo ridotto la santità al solo concetto miracolistico, speculandoci sopra come se dovessimo piazzare un oggetto di tendenza. Così ci sono i Santi che vanno per la maggiore in un determinato periodo, di cui si parla nelle trasmissioni televisive, su cui si scrivono decine di libri con centinaia di esperti e persone che hanno conosciuto direttamente quel Santo o quell’amico dell’amico dell’amico che aveva parlato con il Santo in una giornata di tanti anni fa.
E anche noi cristiani usciamo fuori dal vero pensiero di santità di Cristo e della Chiesa.
E anche noi cristiani iniziamo a spegnere la santità in noi e nel mondo.
Se esser Santi significasse fare miracoli la Chiesa oggi ci avrebbe presentato piuttosto un Vangelo con un bel miracolo di Gesù! Ed invece la Chiesa ci prende per mano e ci porta alle Beatitudini di Cristo. 
Volete capire la santità di un Santo?
E allora confrontate la sua vita terrena con le beatitudini.
Siete devoti di san Pio da Pietrelcina?
E allora confrontate la sua vita con le Beatitudini e vedete come la ritrovate vera, totalmente aderente al Vangelo. Questa è la santità!
Ma c’è qualcosa di più…
La mia vita, la tua vita, è per la santità. Noi cristiani siamo chiamati a vivere le beatitudini nel mondo in cui viviamo. No, non siamo chiamati ad imprese mediatiche, a raccogliere consensi di folle per la nostra pur brillante loquela, a riempire registri parrocchiali, a fare una lista lunga a fine celebrazione Eucaristica di tutte le iniziative che prendiamo per il gregge, ad organizzare giochi per l’estate. Tutte queste cose sono banalmente secondarie rispetto alla nostra santità.
Tutte queste cose non valgono se la nostra vita non è di Cristo.
Se siamo di Cristo queste iniziative verranno a iosa, da abbuffarci.
Tutti i giorni ascoltiamo notizie della vita politica e sociale che ci coinvolgono e che ci interrogano.
I cristiani nel mondo, nei consessi sociali che fine fanno?
La risposta è amara e tagliente. Si adeguano dimenticando Cristo e la propria identità cristiana.
Se nella vita di tutti i giorni non respingiamo apertamente il male, la santità nel luogo dove siamo stati inviati dal Signore non si realizzerà mai!  
Respingere il male significa pagare di tasca propria, con la propria vita, ricevendo persecuzioni.
Se sul posto di lavoro siamo dei ladri, e lo diventiamo anche solo assentandoci per andare a fare una qualsiasi commissione personale, quel luogo non vedrà mai la Luce di Cristo.
Se nel mondo della politica fai una raccomandazione non sei di Cristo che allontanava persino i suoi discepoli quando gli chiedevano qualcosa del genere!
Se nell’ambito del tuo servizio come ministro di Dio eserciti la tua influenza non secondo la volontà del Vangelo non sei di Cristo che è venuto nel mondo per servire in modo trasparente senza dire 
“io appartengo a…, io sono il Figlio di…”.
Se non sei fedele in famiglia non sei di Cristo.
Se ti fai le tue scappatelle sessuali, dicendoti che tanto oggi, fra un uomo ed una donna, è diventato tutto come prendersi un caffè al bar, non sei di Cristo.
Se rubi evadendo le tasse non sei di Cristo che ha pagato la tassa per entrare persino nel tempio, che, dato che è Figlio di Dio, è casa sua! 
Se sei un datore di lavoro e risparmi sulla sicurezza sei un giuda nei confronti di uomini che si affidano a te e che affidano a te anche le loro famiglie.
Se sei un medico e invece che curare porti la morte alla vita che viene sei un novello Erode!
A questo punto c’è da fare una cosa semplice. 
Smetterla di fare collezione di santini di carta e iniziare a dare un corpo alla santità.
Iniziando dal mio e dal tuo corpo.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0156s.