Esposito era benvoluto da (quasi) tutti

La tragica vicenda di Gianluigi Esposito, morto venerdì scorso dopo oltre otto mesi di permanenza negli ospedali da seguito dell’aggressione subita da due persone la mattina del 15 luglio dell’anno scorso, ha fatto emergere non solo l’accaduto in sé che finora era rimasto relegato a fatto di cronaca i cui particolari sono stati poi resi noti da Luceraweb, ma anche un moto di commozione da parte di chi lo conosceva bene, apprezzandone le qualità umane e le capacità professionali.
Ora cominciano a venire fuori anche le testimonianze di chi lo vedeva lavorare da netturbino con grande impegno e dedizione, specie dalle parti della stazione ferroviaria dove si recava di primissimo mattino. Lo hanno riferito diversi pendolari che frequentano la zona, riscontrando sempre grande pulizia e ordine dei luoghi nei pressi della struttura e della vicina area mercatale.
Dal punto di vista giudiziario, cosa sia accaduto quel giorno lo possono raccontare solo in tre: Esposito ha dato qualche mese fa agli inquirenti, e con grandi difficoltà, la sua versione dei fatti, riferendo di due persone che lo hanno bloccato mentre era alla guida del furgone aziendale, fatto scendere e letteralmente massacrato, portandolo già in quella occasione vicino alla morte.
Gli altri due a conoscenza dei particolari sono quindi queste due persone. La procura e il tribunale ritengono di averne individuata una dopo le indagini della polizia di Stato, mentre l’altra resta ignota e presumibilmente lo sarà per sempre, così come molto difficilmente si riuscirà a risalire alle reali motivazioni del gesto.
Magari qualcosa potrebbero raccontare quelle denunce presentate nei mesi precedenti dalla vittima per presunti atti persecutori subiti in relazione alla sua vita privata, con i risvolti che avrebbero potuto intaccare la posizione di qualcuno dentro e fuori l’ambiente di lavoro.
Nel frattempo, la famiglia attende la restituzione del corpo sul quale dovrà essere effettuata l’autopsia, contestualmente alla variazione del capo di imputazione a carico dell’unico indagato che è detenuto in carcere da un mese e mezzo. Le risposte del medico legale dovrebbero orientare il pubblico ministero sicuramente verso la contestazione dell’omicidio, ma con l’importante interrogativo del suo inquadramento tra preterintenzionale o volontario.
Intanto, c’è una prima presa di posizione pubblica, diffusa dall'Unione Sindacale di Base a cui Esposito era iscritto, come operatore ecologico dipendente dell’azienda Tecneco. Da Via Schiavone hanno manifestato “dolore e indignazione per la sua perdita che rappresenta non solo una tragedia personale e familiare, ma anche un grave monito sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, che troppo spesso vengono trascurate. Nessuno dovrebbe temere per la propria vita mentre svolge il proprio lavoro, e questa drammatica vicenda ci ricorda quanto sia urgente e necessario garantire la tutela dei lavoratori. Ci stringiamo attorno alla famiglia in questo momento di immenso dolore e ribadiamo il nostro impegno per la sicurezza e la dignità di tutti i lavoratori. Chiediamo pure che venga fatta piena luce su quanto accaduto e che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni. Invitiamo le istituzioni e le aziende a collaborare attivamente per prevenire simili tragedie, adottando misure concrete e efficaci per garantire la sicurezza sul lavoro. La memoria di Gianluigi deve essere un simbolo di lotta per un futuro in cui nessun lavoratore debba più affrontare rischi simili”.
Red.
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